10 classici della letteratura italiana da leggere almeno una volta nella vita

Dalla "Divina Commedia" di Dante Alighieri al "Fu Mattia Pascal" di Luigi Pirandello e oltre

Spesso, presi come siamo a guardarci intorno, dimentichiamo di vedere – e apprezzare – quello che abbiamo più vicino. Il discorso vale per città, musei, bellezze naturali, ma anche per i libri.

La letteratura italiana – dalle origini ai giorni nostri – è ricca di capolavori insuperabili, letti e apprezzati ogni anno da migliaia di persone nel mondo. Forse vi sarà capitato di studiarli a scuola, magari di odiarli, e di metterli via. Mai pensato di dar loro una seconda chance?

Nel primo dei nostri approfondimenti – seguiranno quello sui “nuovi classici”, scritti dopo il 1950, e quello sui classici del nuovo millennio – vediamo insieme 10 classici della letteratura italiana da leggere almeno una volta nella vita.

 

DIVINA COMMEDIA, Dante Alighieri (1306-1321)

Cento canti di altissima poesia: la “Divina Commedia” è il capolavoro della letteratura italiana, l’opera immortale del sommo poeta Dante. Il primo a definirla “divina” fu Boccaccio; il titolo con cui la conosciamo oggi risulta per la prima volta in un’edizione del 1555. Il senso del viaggio dantesco nell’Oltretomba può essere rintracciato nella discussa “Epistola” a Cangrande della Scala – al quale l’autore dedica il “Paradiso” -, in cui Dante spiega di aver voluto mostrare agli uomini che l’unico modo per elevarsi dalla loro condizione di peccatori e per conquistare la verità e la salvezza è quello di affidarsi al retto uso della ragione.

 

CANZONIERE, Francesco Petrarca (1336-1374)

Meditato, scritto e continuamente riscritto da Petrarca per tutta la vita, il “Canzoniere” è insieme la cronaca di una storia d’amore, uno studio spietato del proprio io, l’autobiografia intellettuale e umana di un uomo ansioso e inquieto che cerca, e mai trova, la sua pace. Ma ogni definizione suona riduttiva per questa raccolta di rime, indiscutibilmente la più importante della nostra letteratura e destinata a fondare, attraverso innumerevoli epigoni, il gusto poetico dell’intera Europa. Il “Canzoniere” anticipa, contiene e quasi riassume in sé ogni argomento e tendenza della tradizione poetica occidentale, tanto che parlare di Petrarca ha sempre finito per corrispondere al parlare semplicemente della poesia.

 

DECAMERON, Francesco Boccaccio (1350-1353)

Il “Decameron” di Giovanni Boccaccio è un’architettura di storie fabbricata con le cento novelle che nel 1348 dieci giovani si raccontano per dieci giorni in una villa di campagna mentre nella città di Firenze la peste semina morte. Amori cortesi e salaci, beffe e astuzie, piccole tragedie e immense miserie si mescolano in una cosmogonia narrativa che è stata ed è ancora modello di stile e composizione in tutto il mondo.

 

IL PRINCIPE, Niccolò Machiavelli (1513)

Inquietante, ma estremamente vero, “Il Principe” è un capolavoro del pensiero e della letteratura, un trattato di teoria politica dalla prosa avvincente. Le rivoluzionarie intuizioni di Machiavelli, di provocante attualità, mettono in luce l’indipendenza delle categorie dell’utile e del pratico rispetto a quelle etiche e religiose. Su questa premessa si basa il ritratto del Principe, individuo virtuoso, creatore dello Stato inteso come compiuta costruzione “artistica”: un uomo nuovo che, con il suo individualistico sforzo creativo, attua la sintesi di virtù e fortuna, un profeta armato capace di controllare con la ragione il progetto e la prassi politica, che si pone come antitesi alla forza devastatrice del caso

 

GERUSALEMME LIBERATA, Torquato Tasso (1581)

Ideale rappresentante dell’autunno del Rinascimento, la “Gerusalemme liberata” divenne ben presto uno tra i libri più letti e amati in tutta Europa. Tasso seppe descrivere con il suo poema un mondo umano e narrativo chiaroscurale, ricco di una tensione mai completamente risolta tra etica e desiderio, tra doveri nei confronti di una giustizia superiore e umanissimi cedimenti alle debolezze. Nel contrasto allargato alle grandi forze del Cielo e dell’Inferno, la “Liberata” comunica un profondo senso di crisi attraverso tutto il racconto, lasciando sempre al lettore un indefinibile sentimento di incertezza.

 

I PROMESSI SPOSI, Alessandro Manzoni (1827)

La redazione definitiva dei “Promessi sposi” uscì tra il 1840 e il 1842. Un romanzo per più aspetti “scandaloso”: in primo luogo per la lingua nuova in cui è scritto, mossa e varia come mosse e varie sono le occasioni della trama, cui il linguaggio si piega senza mai rompere la propria sostanziale unità. “Scandaloso” è poi tutto il romanzo, con la sua pretesa di far assurgere a protagonisti personaggi anonimi che da sempre la storia trascura e dimentica. “Scandaloso” infine, questo romanzo cattolico, anche per quella sua maniera di esaminare il mondo ecclesiastico senza indulgenze, di scoprire e rivelare il male anche nei conventi.

 

I MALAVOGLIA, Giovanni Verga (1881)

La vicenda ruota intorno alla sventura della famiglia Malavoglia, innescata dal naufragio della “Provvidenza” carica di lupini presi a credito. Si snoda così tutta una trama straordinariamente complessa che non abbandona mai lo svolgersi doloroso del dramma. Il quale è una serie di rovesci, colpo su colpo contro i Malavoglia, ogni volta che a forza di rassegnazione e coraggio riescono a rialzarsi dal colpo precedente.

 

IL FU MATTIA PASCAL, Luigi Pirandello (1904)

Mattia Pascal è un uomo profondamente infelice. All’insaputa di tutti si reca a Montecarlo, attratto dal gioco d’azzardo, e riesce a vincere un’enorme somma di denaro. Mentre pensa a come utilizzarla al meglio, scorge per caso sul giornale la sconvolgente notizia della propria morte. La moglie e la suocera hanno infatti riconosciuto nel cadavere di un uomo ritrovato nella gora di un mulino proprio il corpo di Mattia. Quell’incredibile notizia fa nascere in lui la volontà di iniziare una nuova vita, rompendo ogni legame con il passato. Assume quindi l’identità di Adriano Meis e inizia a viaggiare godendosi il denaro.

 

LA COSCIENZA DI ZENO, Italo Svevo (1923)

La tragicomica vicenda di un “inetto a vivere”, che, su sollecitazione del proprio psicanalista, ripercorre le tappe della sua oscillante e inconcludente esistenza punteggiata dai ripetuti, e inutili, tentativi di smettere di fumare. Zeno Cosini è una specie di marionetta tirata da fili che, quanto più indaga, tanto più gli sfuggono. È schiacciato da un destino che sembra ineluttabile: desideroso dell’Ordine, è sommerso dal Caos; alla infantile ricerca di certezze, si ritrova compiaciuto funambolo sul filo oscillante della catastrofe personale e familiare.

 

GLI INDIFFERENTI, Alberto Moravia (1929)

Quando Alberto Moravia cominciò a scrivere questo capolavoro, nel 1925, non aveva ancora compiuto diciott’anni. Intorno a lui l’Italia, alla quale Mussolini aveva imposto la dittatura, stava dimenticando lo scoppio d’indignazione e di ribellione suscitato nel 1924 dal delitto Matteotti e scivolava verso il consenso e i plebisciti per il fascismo. Il giovane Moravia non si interessava di politica, ma il ritratto che fece di un ventenne di allora coinvolto nello sfacelo di una famiglia borghese e dell’intero Paese doveva restare memorabile. Il fascismo eleva l’insidia moderna dell’indifferenza a condizione esistenziale assoluta.

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