“A casa tutti bene”: le contraddizioni di una grande famiglia allargata

Gabriele Muccino torna in Italia, e alla origini, con un film che è una sorta di summa del suo cinema

Un film di Gabriele Muccino. Con Stefano Accorsi, Carolina Crescentini, Elena Cucci, Tea Falco, Pierfrancesco Favino. Drammatico, 105′. Italia, 2018

Pietro e Alba festeggiano cinquant’anni d’amore. Dal loro matrimonio sono nati Carlo, Sara e Paolo, imbarcati con coniugi, prole, zie e cugine per un’isola del Sud. In quel luogo ameno, in cui Pietro e Alba hanno speso il loro tempo più bello, si riunisce una famiglia sull’orlo di una crisi di nervi.

 

Quante volte ci siamo trovati a rispondere, parlando con conoscenti e amici, alla temutissima domanda: “E a casa come va?” con un neutro e disimpegnato: “Stanno tutti bene, grazie”.

Per quanto non si possa vivere senza – e probabilmente, dovendo scegliere, finiremmo sempre per riprendere ognuno la nostra -, non esiste in natura vaso di Pandora peggiore da scoperchiare di quello familiare. Se poi la famiglia è grande e allargata, meglio ridurre il tempo della convivenza allo stretto indispensabile…

Gabriele Muccino, dopo dodici anni trascorsi negli Stati Uniti, tra alti e bassi, è tornato a casa determinato a riprendere le fila del suo modo di fare cinema e a raccontare le dinamiche di coppia e le relazioni familiari nella nostra società.

“A casa tutti bene” può essere considerato come una sorta di summa dei suoi tre film italiani precedenti (“L’ultimo bacio”, “Ricordati di me”, “Baciami ancora”), divenuta urgente dopo la lunga parentesi a stelle e strisce.

Costruito seguendo uno schema narrativo classico, lo spettatore è consapevole che, dopo aver conosciuto i protagonisti chiamati a raccolta sull’isola di Ischia per festeggiare le nozze d’oro dei patriarchi Pietro (Marescotti) e Alba (Sandrelli), e aver partecipato alla toccante cerimonia e al felice momento conviviale successivo, dovrà sorbirsi anche uno tsunami nevrotico e familiare, sconvolgente quanto prevedibile. Uno tsunami di parole ed emozioni.

Gelosia, tradimenti, primi amori, amori ritrovati e amori finiti, ristrettezze economiche, un figlio in arrivo sono solo alcuni dei temi che invadono la scena tra urla, scontri e fisicità di un cast stellare ma a larghi tratti male utilizzato.

La seconda parte del film è volutamente caotica, angosciante, dispersiva e in alcuni passaggi addirittura respingente per rendere più autentica e credibile l’esplosione di rancori, gelosie e ipocrisie a lungo trattenute. Un’improvvisa mareggiata è il casus belli per dare il via a questa resa di conti familiare dove nessuno è esente da colpe o responsabilità.

Muccino punta il dito contro le fragilità e le contraddizioni che covano all’interno di un nucleo familiare apparentemente unito, esacerbando però, a nostro avviso, fin troppo le criticità relazionali e finendo per trasformare alcuni personaggi in vere e proprie caricature.

Stefano Accorsi sembra riprendere il personaggio dell’Ultimo bacio: nonostante gli anni, un divorzio e un figlio è ancora in fuga dalle responsabilità e finisce per andare a letto con una lontana cugina.

Il Carlo di Pierfrancesco Favino – un matrimonio finito con Elettra (Solarino), una seconda moglie, Ginevra (Crescentini), eccessivamente gelosa – cova anche lui un forte desiderio di libertà, che rischia di spingerlo ad atti estremi.

Sara (Impacciatore) e Diego (Morelli) formano una coppia apparentemente stabile che in realtà sta attraversando un momento di forte crisi ma che non riesce a trasmettere emozioni allo spettatore. Va meglio a Beatrice (Gerini) e Sandro (Ghini), che coinvolgono grazie al rispettivo talento ma anche a una forte alchimia di coppia.

Un sincero plauso va invece alla coppia formata da Gianmarco Tognazzi e Giulia Michelini. Riccardo e Luana, prossimi a diventare genitori, non hanno né arte né parte, sono strangolati dai debiti, senza casa né lavoro, eppure si amano e si sostengono. I due attori regalano momenti di vibrante e coinvolgente emozione, attraverso personaggi imperfetti, rozzi, ma terribilmente veri.

“A casa tutti bene” non è un film generazionale, come lo stesso Muccino ha voluto ribadire in conferenza stampa, quanto piuttosto la rappresentazione delle diverse emozioni che possono investire una coppia nell’arco di una vita vissuta insieme.

All’inizio del film la voce di Accorsi ci ricorda che: “La famiglia è il luogo in cui nasciamo, cresciamo, dal quale scappiamo e poi inevitabilmente torniamo”. Una riflessione che in parte condividiamo, pur avendo la certezza che questa specifica famiglia è più frutto dell’immaginario del regista che altro.

 

Il biglietto da acquistare per “A casa tutti bene” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

 

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È nato in Sicilia, ma vive a Roma dal 1989. È un proprietario terriero e d’immobili. Dopo aver ottenuto la maturità classica nel 1995, ha gestito i beni e l’azienda agrumicola di famiglia fino al dicembre 2012. Nel Gennaio 2013 ha aperto il suo blog, che è stato letto da 15.000 persone e visitato da 92 paesi nei 5 continenti. “Essere Melvin” è il suo primo romanzo.

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