“A Chiara”: un coming of age al femminile nella Calabria di oggi

Una convincente Swamy Rotolo nel terzo lungometraggio di Jonas Carpignano

Un film di Jonas Carpignano. Con Carmela Fumo, Claudio Rotolo, Swamy Rotolo.
Drammatico, 98′. Italia 2021

È il 18esimo compleanno di Giulia, figlia maggiore di una famiglia di Gioia Tauro. Sua sorella Chiara di anni ne ha 15 ed è nella fase della vita in cui comincia a porsi molte domande. Quando però suo padre Claudio sfugge alle forze dell’ordine le domande che Chiara pone alla sua famiglia diventano scomode: non è abbastanza grande per capire, non sa che ci sono cose che è meglio non sapere e cose che non è meglio non dire. Ma Chiara non sa stare zitta e non smette di cercare risposte, soprattutto da quel padre cui è profondamente legata e che ha appena rivelato un lato di sé a lei completamente sconosciuto.

 

Devo dare atto al regista Jonas Carpignano di avermi colpito in positivo con il suo “A Chiara”, presentato in concorso alla Quinzaine. Tre anni fa ero stato infatti forse uno dei pochi a criticare il suo secondo lungometraggio, “A Ciambra” (qui trovate il mio pezzo), presentato sempre a Cannes.

Raccontare un’enclave calabrese cercando di capirne silenzi, gesti e mentalità utilizzando l’escamotage narrativo del coming of age di un ragazzino mi era parso forzato quanto estremo.

Invece “A Chiara”, fin dalle prime scene, colpisce per la freschezza, naturalezza e vivacità della storia e soprattutto per la protagonista – una bravissima Swamy Rotolo -, che si prende la scena non mollandola più fino all’ultimo fotogramma.

I Rotolo sembrano una normale famiglia calabrese: il padre Luca è schivo, ma sempre presente e tenero con le figlie. La 15enne Chiara è cresciuta in un ambiente sereno. Tutto cambia quando l’auto dell’uomo viene data alle fiamme e lui scompare. La ragazzina comincia a porsi delle domande, a pretendere spiegazioni… 

Mafia, omertà, clandestinità, spaccio travolgono la vita di Chiara ponendola davanti a una difficile scelta di vita: restare fedele alla famiglia, all’unico mondo che conosce, oppure ricominciare altrove? 

“A Chiara” chiude il cerchio narrativo, sociologico e culturale aperto da Carpignano con i suoi primi due lungometraggi, e lo fa in modo potente, esaustivo quanto simbolico. La sceneggiatura è lineare, ben disegnata sul personaggio della protagonista, che dimostra grinta ed esperienza da veterana, altro che esordiente.

La sopravvivenza della criminalità organizzata si fonda sull’omertà e sui legami di sangue. Solamente offrendo un’alternativa ai giovani lo Stato può pensare di sconfiggerla. E “A Chiara” ci dimostra che cambiare vita è possibile, anche senza pagare un prezzo alto di sangue.

 

Il biglietto da acquistare per “A Chiara” è:
Nemmeno ridotto. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.