Al cinema: Big Eyes

Big Eyes, locandinaUn film di Tim Burton. Con Christoph Waltz, Amy Adams, Krysten Ritter, Jason Schwartzman, Danny Huston, Terence Stamp. Biografico, 106′. 2014

 

Cosa conta davvero nella vita? Soldi, potere, successo? Forse, d’istinto, la prima riposta sarebbe quella, ma poi, pensandoci un momento, non potremmo non ritenere la stima e l’amore dei nostri figli e il rispetto per noi stessi le cose più importanti, quelle che rendono davvero un’esistenza degna di essere vissuta.

Ogni giorno lavoriamo, sgomitiamo nel mondo per dimostrare valore e talento, ma spesso i dovuti meriti ci vengono negati o solo in parte riconosciuti, in modo particolare se si è donna, perché viviamo ancora in una società limitata e prevenuta. Per quante battaglie femministe siano state combattute in passato e si combattano ancora oggi, il talento della donna in campo lavorativo è spesso ostacolato, talvolta mal visto.

Anche in campo artistico il maschilismo domina, nonostante l’approccio apparentemente “liberal” di chi si dichiara amante del bello e della creatività. Se oggi la situazione è difficile, immaginate cosa poteva essere la vita, lavorativamente parlando, per una donna negli anni cinquanta.

“Big Eyes” è la storia vera di Margaret Ulbrich (Adamas) che nel 1958, stanca di un matrimonio opprimente e noioso, fugge con la figlia dalla California per ricostruirsi una vita a San Francisco. Margaret non è solo un donna divorziata e madre, ma è anche una pittrice di talento. I suoi quadri sono particolari, diversi, perché ama dipingere bambini con degli enormi occhi che in qualche modo rappresentano l’anima e gli umori dell’artista.

Il talento di Margaret viene notato da Walter Keane (Waltz) brillante agente immobiliare, che ambisce a diventare un artista di successo. I due si innamorano e decidono di sposarsi, formando cosi una famiglia “artistica”. Walter si dimostra subito un abile venditore dei quadri di Margaret, riuscendo a piazzarli con furbizia nei migliori locali della città. Nello stesso tempo è talmente invidioso e avido da arrivare a prendersene il merito, poiché i quadri sono firmati con il suo nome.

Keane ben presto diventa un marchio di successo nelle gallerie di tutto il mondo, riscuotendo l’ammirazione di quasi tutti i critici, tranne l’ostinata “intifada” artistica portata avanti da John Canaday (Stamp), noto giornalista del Times. Sebbene Margaret in cuor suo voglia gridare al mondo il suo segreto, sostiene, per oltre dieci anni, Walter contribuendo a creare e tenere in piedi il più grande imbroglio della storia dell’arte. Un castello di bugie e apparenze che crolla quando la donna, stanca di subire le pressioni e le manipolazioni fisiche e psicologiche del marito, decide ancora una volta di scappare e di rivelare al mondo la verità.

È difficile collocare “Big Eyes” in un genere preciso. Gli autori, partendo dal desiderio di raccontare al pubblico una storia vera, la storia di un’artista donna vissuta in un’epoca dove le donne potevano aspirare al massimo a essere delle ottime mogli e casalinghe, diventa altro nel corso del film. Questa è anche una commedia romantica, perché racconta come due anime si incontrano, si sposano e condividono le passioni oltre che la vita. È un film di denuncia e di sottile e feroce critica alla società dell’epoca, dove l’apparenza aveva la meglio sulla sostanza.

Un testo ambizioso nella sua semplicità, ma che nel complesso non convince fino in fondo. Il film lascia allo spettatore la sensazione di qualcosa di rarefatto e costruito a tavolino, di non spontaneo come dovrebbe essere una storia vera. I dialoghi, però, sono intensi e ben costruiti.

Per gli amanti e soprattutto per i puristi di Tim Burton la pellicola potrà risultare indigesta e anche spiazzante. “Big Eyes” si discosta dallo stile, dal linguaggio e soprattutto dalla creatività tipiche del regista americano. Scordatevi i mondi surreali e onirici, i personaggi grotteschi e variopinti. Burton opta questa volta per una regia pulita, ordinaria, semplice, lineare, di taglio televisivo. Una regia comunque di talento, anche se gestita quasi in punta di piedi, e che lascia carta bianco all’estro e al talento della coppia Adams-Waltz. Allo stesso tempo potremmo dire che la barra viene tenuta sempre dritta e nel complesso il film ha un buon ritmo e un discreto pathos narrativo.

La coppia composta da Amy Adams e Christoph Waltz è davvero perfetta e credibile nei ruoli di moglie e marito. Waltz incanta e stordisce lo spettatore con una performance istrionica e dirompente, creando un personaggio verbalmente incontinente e nello tempo stesso capace di attirare su di sé i riflettori, anche grazie a un sapiente uso del corpo e alle espressioni del volto, confermando così ancora una volta l’immenso talento e la versatilità. Amy Adams è altrettanto meritevole di elogi e applausi per la sua Margaret, un personaggio che esce alla distanza, mostrando la crescita e la maturazione di una donna dotata di una forte personalità e consapevole del proprio talento, che non accetta di essere relegata in un zona d’ombra da nessuno, tanto meno da un uomo senza talento come il marito. La Adams emoziona e coinvolge lo spettatore nel suo percorso, nella lotta contro i pregiudizi e i luoghi comuni.

“Big Eyes”, con un finale forse troppo buonista e stiracchiato, lascia comunque nello spettatore la consapevolezza che il talento e la verità non possono essere nascosti. Non per niente, gli occhi sono lo specchio della nostra anima.

 

Il biglietto d’acquistare per “Big Eyes” è: 1)Neanche regalato 2)Omaggio 3)Di pomeriggio 4)Ridotto 5)Sempre


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È nato in Sicilia, ma vive a Roma dal 1989. È un proprietario terriero e d’immobili. Dopo aver ottenuto la maturità classica nel 1995, ha gestito i beni e l’azienda agrumicola di famiglia fino al dicembre 2012. Nel Gennaio 2013 ha aperto il suo blog, che è stato letto da 15.000 persone e visitato da 92 paesi nei 5 continenti. “Essere Melvin” è il suo primo romanzo.

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