Al cinema: The conjuring – Il caso Enfield

Un film di James Wan. Con Vera Farmiga, Patrick Wilson, Frances O’Connor, Madison Wolfe, Simon Mc Burney, Lauren Esposito, Franka Potente. Horror, 133′. 2016

The conjuring 2, locandina

Da giovane sono stato un grande appassionato di film horror, ma crescendo i miei gusti sono cambiati, e questo genere ha perso molte posizioni nelle mie preferenze.

Sta arrivando l’estate e, con il caldo, sembra però che il desiderio del pubblico di provare brividi di puro terrore aumenti in maniera esponenziale.

Dopo il successo di pubblico del 2013 – 319 i milioni incassati nel mondo, secondo tra gli horror solo a “L’esorcista” – un sequel per “The conjuring” era da mettere in conto.

Personalmente non ho visto il primo episodio, eppure ho scelto di dare fiducia al ritorno, perché questa saga (oltre alle due pellicole che abbiamo già menzionato è uscito uno spin off, “Annabelle”, ed è in produzione un seguito anche di quello) ha radici nella realtà, essendo ispirata alla storia dei coniugi Ed (Wilson) e Lorraine (Formiga) Warren, studiosi di demonologia che attirarono, con i loro casi, l’attenzione dei media e del pubblico.

The conjuring – Il caso Enfield” sposta le lancette in avanti di sette anni. Nel primo film abbiamo visto i coniugi Warren avere la meglio su una presenza maligna che infestava una fattoria a Harrisville, Rhode Island, e affrontare il caso Amityville, il più famoso della loro carriera, che rischiò davvero di travolgerli. I Warren sono dei ferventi credenti, oltre che degli scienziati, e il loro lavoro mette a dura prova la fede. Soprattutto Lorraine è provata nel fisico e nell’animo per le battaglie intraprese contro le forze oscure. Così chiede al marito Ed di non accettare nuovi casi e vivere tranquilli.

Quando però a Londra, nel 1977, vengono segnalate presenze paranormali nella casa della famiglia Hodgsons, con la piccola Janet posseduta niente meno che da una forza demoniaca, la Chiesa chiede ancora una volta l’intervento degli Warren per dimostrare l’autenticità o meno della possessione.

The conjuring 2, scena

Non volendo raccontare troppo della trama, togliendo così il brivido al pubblico che deve ancora vederlo, mi limiterò ad alcune considerazioni sparse.

“The conjuring – Il caso Enfield” non è un horror classico, che punta solo a inchiodare lo spettatore alla sedia e farlo urlare di paura. Ci sono sì alcune scene costruite con questo obiettivo, ma sono limitate e non particolarmente eclatanti. Il film è più un mix tra horror e pellicola introspettiva.

La casa infestata è un cliché del genere, e quella presentata in questo caso risulta più scontata che sorprendente.

Se c’è qualcosa del film che cattura, almeno in parte, l’attenzione di chi guarda è la caratterizzazione dei personaggi, che non sono solo volti senz’anima come talvolta succede negli horror, ma hanno una loro personalità.

La sceneggiatura, nel complesso ben scritta e avvincente, punta soprattutto a evidenziare come alla base di questo caso soprannaturale ci sia la fede. Sarebbe stato opportuno asciugare un po’ la storia, per renderla più brillante e scorrevole, meno compassata.

La coppia formata da Vera Farmiga e Patrick Wilson è affiatata, credibile, capace di dare vita a una perfetta alchimia artistica. Anche gli altri membri del cast danno prova di talento. Meritano una menzione i giovani attori che interpretano i figli.

La regia di James Wan è esperta, solida, attenta nel costruire un prodotto che incuriosisce chi guarda, anche se l’attenzione va scemando mano a mano che la pellicola avanza verso il finale.

Proprio il finale, troppo precipitoso e chiaramente scontato, regala allo spettatore la piacevole consapevolezza che, se si ha qualcuno a cui appoggiarsi, anche affrontare le tenebre non è impossibile.

 

Il biglietto da acquistare per “The conjuring – Il caso Enfield” è: 1)Nemmeno regalato; 2)Omaggio; 3)Di Pomeriggio (con riserva); 4)Ridotto; 5)Sempre.





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