Al cinema: Creed – Nato per combattere

Un film di Ryan Coogler. Con Michael B. Jordan, Sylvester Stallone, Graham McTavish, Tessa Thompson, Phylicia Rashad. Drammatico, 132′. 2015

Al cinema da giovedì 14 gennaio 2016

Creed, locandina

Quando uno spettatore pensa al mondo del pugilato trasportato sul grande schermo i nomi che gli vengono in mente sono fondamentalmente due: Robert De Niro e Sylvester Stallone. I personaggi di Toro Scatenato e Rocky Balboa hanno fatto appassionare a questo sport “da uomini veri” anche chi, come il sottoscritto, non vede di buon occhio l’esercizio fisico.

La saga di Rocky, soprattutto, iniziata nel lontano 1977, ha suscitato l’entusiasmo di diverse generazioni, che si sono riviste nell’eroe italo-americano e nella sua lotta per l’auto-realizzazione. Nella memoria degli appassionati ma anche degli spettatori semplici sono impressi gli epici duelli tra Apollo Creed e Rocky, protagonisti dei primi film, entrati di diritto nella storia del cinema.

Apollo e Rocky, avversai primi, amici poi, hanno rappresentato i volti forti ma umani di uno sport fatto di sacrificio, sudore e sangue.

La saga ha seguito tutte le stagioni del pugile italiano – dalla giovinezza fino all’inevitabile declino – con il naturale corredo di delusioni, passi falsi, cadute e risalite, drammi. Se il pubblico considera Rocky un po’ un amico di famiglia, molto poco sappiamo del campione dei campioni Apollo e di cosa sia successo ai suoi cari dopo la sua drammatica morte, avvenuta per mano del russo Ivan Drago.

Creed – Nato per combattere” colma questo vuoto narrativo, diventando di fatto, più che uno spin off della saga, una sorta di meta-sequel. Nella prima scena del film, lo spettatore compie un salto indietro nel tempo, tornando al 1998 e facendo la conoscenza di Adonis (Jordan), un ragazzino turbolento che passa le giornate a fare pugni con gli altri ospiti della struttura per minori abbandonati dove vive. Il destino di Adonis cambia quando Mary Anne Creed (Rashad) decide di accoglierlo in casa sua, in quanto figlio illegittimo dell’ex marito.

Dopo questo antefatto si torna al presente. Adonis lavora in una grande azienda senza entusiasmo durante la settimana, mentre nei weekend combatte in malfamati club messicani. Sebbene non abbia mai conosciuto il padre Apollo, il ragazzo sente che il suo post è sul ring, ma vuole imporsi per il suo talento e non per il suo nome.

Adonis decide allora di lasciare il lavoro e andare a Philadelphia per provare a convincere l’ex pugile Balboa (Stallone) a fargli da mentore e allenatore. Rocky, vecchio e solo dopo la morte della moglie e dell’amico Poly, inizialmente rifiuta l’offerta. Ma si sa, il richiamo della foresta è più forte di ogni considerazione razionale. Così Rocky, anche per onorare il ricordo del vecchio amico Apollo, accetta di allenare Adonis.

Sylvester Stallone e Michael B. Jordan in una scena di "Creed - Nato per combattere"
Sylvester Stallone e Michael B. Jordan in una scena di “Creed – Nato per combattere”

Dalla trama lo avrete capito: “Creed” può anche essere visto anche come reboot del primo film della serie, con protagonista un giovane pugile di belle speranze, questa volta di colore, e con Sylvester Stallone a vestire i panni dell’allenatore, saggio ma anche ironico.

Il film di Ryan Coogler non poteva avere la forza narrativa ed emozionale del primo Rocky, un vero e proprio mito del cinema; per questo gli autori hanno puntato su un impianto moderno, vivace e nel complesso apprezzabile.

La sceneggiatura è ben scritta, fluida. Come il recente “Star Wars Episodio VII” da una parte strizza l’occhio ai fan storici, puntando sull’amarcord, dall’altra attrae le nuove generazioni, con una storia che parla soprattutto a loro.

Trattandosi di un Rocky 2.0 non poteva mancare un corrispettivo del personaggio della timida Adriana: in questo caso la bella amata dal protagonista è una giovane cantante, Bianca (Thomponson).

La regia di Coogler, anche se di taglio televisivo e magari non sempre puntuale e coinvolgente, soprattutto nelle scene sul ring, riesce a dare al film un’impronta pulp e rock risultando brillante e nel complesso di buon ritmo.

Nella notte tra il 10 e l’11 gennaio Sylvester Stallone, a sorpresa, si è aggiudicato il Golden Globe come migliore attore non protagonista nella categoria dramma. Difficile pensare che questo riconoscimento possa anticipare la consegna di un Oscar a fine febbraio, più facile vederlo come un premio alla carriera. Eppure non si può non evidenziare come la performance di Stallone in questo film sia pulita, delicata, credibile. Il suo personaggio è un pugile ormai finito, pronto però a rimettersi in gioco e salire nuovamente sul ring anche, se in un ruolo diverso.

Stallone, spesso criticato dalla stampa, dimostra ancora una volta che, se da oltre quarant’anni è sulla cresta dell’onda, non è un caso. Il resto dl cast è adeguato al compito e contribuisce a rendere godibile il film.

“Creed” non è e non sarà mai “Rocky”, ma ha tutte le carte in regola per diventare un film apprezzato dagli appassionati del genere e non solo, per rinverdire vecchie e mai sopite passioni, o per scoprirne di nuove.

 

Il biglietto d’acquistare per “Creed – Nato per Combattere” è: 1)Neanche regalato; 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio; 4)Ridotto; 5)Sempre.





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È nato in Sicilia, ma vive a Roma dal 1989. È un proprietario terriero e d’immobili. Dopo aver ottenuto la maturità classica nel 1995, ha gestito i beni e l’azienda agrumicola di famiglia fino al dicembre 2012. Nel Gennaio 2013 ha aperto il suo blog, che è stato letto da 15.000 persone e visitato da 92 paesi nei 5 continenti. “Essere Melvin” è il suo primo romanzo.

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