Al cinema: Fino a qui tutto bene

Fino a qui tutto bene LocandinaUn film di Roan Johnson. Con Alessio Vassallo, Paolo Cioni, Silvia d’Amico, Guglielmo Favilla, Melissa Anna Bartolini, Isabella Ragonese. Commedia, 80′. 2014

 

Il film ha ricevuto il premio del pubblico al Festival del Cinema di Roma e anche i critici ne hanno tessuto gli elogi. Ebbene per una volta mi accodo alla vulgata, confermando la bontà del progetto. Un progetto fatto e sviluppato da giovani bravi e talentuosi che hanno rischiato in proprio, accettando la sfida del mercato e confidando nella qualità del testo.

Ci sono esperienze che segnano l’esistenza. Una di queste è essere studente universitario fuori sede. Se riesci a sopravvivere, e anche a studiare, per quattro anni in un appartamento con degli sconosciuti, dopo potrai fare tutto. I coinquilini, davanti alla prova del tempo, possono diventare una seconda famiglia o il tuo peggior incubo. Quel che è certo è che gli anni universitari si ricordano di rado per le materie di studio, molto più spesso per la compagnia con il quale li si sono vissuti.

Il regista Roan Johnson, con la sua pellicola, ci porta alla fine di questo periodo d’oro, raccontandoci come cinque ragazzi qualunque affrontino il passaggio dall’università – o dal cezzeggio, che dir si voglia – alla vita vera.

Così lo spettatore conosce in presa diretta Vincenzo il vulcanologo (Vassallo), il Cioni, clown malinconico (Cioni), Ilaria, ragazza facile e futura mamma impaurita (D’Amico), Andrea, aspirante attore frustrato (Favilla) e Francesca (Bartolini) la radical chic del gruppo. Studenti, coinquilini, ma soprattutto amici che stanno per lasciare la loro “tana” per motivi diversi e si confrontano sul passato vissuto insieme e soprattutto si interrogano sul futuro prossimo.

Girato come una docu-fiction, non si ha comunque mai, durante il film, la sensazione di vedere qualcosa di finto e troppo impostato. L’intreccio narrativo è ben costruito nella sua semplicità, mostra credibilità e autenticità. I protagonisti risultano reali, veri, permettendo allo spettatore non solo di entrare in empatia con loro, ma anche di immedesimarsi nei loro stati d’animo e nei loro problemi.

Problemi di vita quotidiana, interrogativi sul futuro lavorativo, scelte personali che sono comuni alla generazione dei 20enni di oggi, e che gli autori mettono in scena con efficacia, bravura e incisività, attraverso dialoghi vivaci, ben costruiti e ben interpretati.

La regia è semplice, pulita e di taglio per lo più televisivo, ma sicuramente meritevole di menzione per la freschezza e la solidità mostrata e per la capacità di regalare emozioni vere e sorrisi al pubblico. Quello costruito è a tutti gli effetti un piccolo gioiellino, ma se vogliamo trovare un piccolo difetto possiamo dire che il ritmo, sebbene il film duri soltanto ottanta minuti, è talvolta un po’ troppo compassato.

L’intero giovane cast merita un convinto e caloroso applauso, per aver dimostrato che è possibile per le giovani leve farsi strada anche nel nostro paese e in un panorama artistico fortemente legati ai nomi noti. I personaggi portati sulla scena sono semplici, normali, ma la bravura degli attori sta nell’aver dato loro sangue, cuore e anima. Mi permetto di dare una menzione in più a Silvia D’Amico e a Guglielmo Favilla perché, a mio avviso, i loro personaggi bucano lo schermo più degli altri, grazie alle loro intense interpretazioni.

L’augurio, da spettatore, è di vedere questi cinque ragazzi presto impegnati in altri progetti, anche più importanti, perché il vero talento dovrebbe sempre e comunque essere premiato e ammirato.

Il finale, ben costruito nella sua chiave anche simbolica, piace e convince. L’invito allo spettatore – soprattutto a quello giovane – è chiaro: mai arrendersi di fronte alle difficoltà, perché il futuro ci appartiene.

 

Il biglietto d’acquistare per “Fino a qui tutto bene”:1) Neanche regalato 2) Omaggio 3) Di pomeriggio 4) Ridotto 5)Sempre