Al cinema: Il diritto di uccidere

Un film di Gavin Hood. Con Helen Mirren, Aaron Paul, Alan Rickman, Iain Glen, Barkhad Abdi. Drammatico, 102’. 2015

Helen Mirren in una scena del film. (2015)
Helen Mirren in una scena del film. (2015)

Fino a che punto sono tollerabili i cosiddetti “danni collaterali”, ad esempio l’uccisione di donne e bambini durante un attacco preventivo contro una cellula terroristica? La morte di un innocente siriano o iracheno è un prezzo accettabile, se questo significa salvare centinaia di persone in Europa?

Sono domande a cui è difficile dare una risposta senza rischiare di risultare cinici e amorali. Eppure, dopo l’11 settembre, il concetto stesso di guerra è cambiato, così come il “nemico”, che non si identifica più con un singolo Stato. Oggi si combatte raramente con l’esercito di terra tradizionale, e si preferisce affidarsi ai droni e alle armi tecnologiche.

La pellicola Good Kill” con Ethan Hawke (leggi la recensione), uscita qualche mesa fa, raccontava la storia di un pilota di droni, evidenziando come i traumi e lo stress siano possibili anche se si combatte lontano migliaia di chilometri dal fronte.

“Diritto di uccidere” ricalca in parte la struttura del film americano, anche se stavolta la prospettiva è inglese. Al posto di comando troviamo il colonnello Katherine Powell (Mirren), impegnata a guidare un’operazione internazionale congiunta tra Gran Bretagna e Stati Uniti volta a fermare una pericolosa cellula terroristica.

La novità interessante nella sceneggiatura si trova nella seconda parte del film, quando lo spettatore si trova davanti a un kafkiano dibattito etico-legale sull’asse Londra-Washington. Ogni azione militare deve infatti avere una copertura giuridica adeguata, affinché Ministri e uomini politici possano difendere con sicurezza davanti all’opinione pubblica la scelta che hanno preso.

Alan Rickman in una scena del film. (2015)
Alan Rickman in una scena del film. (2015)

Quella che era iniziata come pellicola bellica cambia pelle, diventando una sorta di commedia dell’assurdo dove sono gli avvocati, di fatto, i veri protagonisti.

La sceneggiatura, ben scritta, pungente, a tratti ironica, punta a evidenziare come gli inglesi siano più garantisti e rispettosi della legge rispetto agli americani, molto pratici e netti quando c’è di mezzo la sicurezza nazionale.

Il film acquista drammaticità quando sulla scena irrompe una bambina, mettendo i vertici militari e politici delle due potenze in grande difficoltà. Nessuno vuole avere sulla coscienza quella vita innocente, eppure con un solo sacrificio, per quanto terribile, si potrebbero evitare futuri drammi. Cosa è giusto fare? Una scelta amletica e straziante, che chiama in causa lo spettatore stesso, che si domanda se esistano davvero “i buoni” quando si parla di guerra.

La regia di Gavin Hood è puntuale, agile, di respiro televisivo, capace però di creare un film intenso e ricco di colpi scena che si lascia vedere fino alla fine con interesse.

Helen Mirren e il compianto Alan Rickman, nella sua ultima interpretazione, sfoderano delle performance asciutte, solide e credibili, mettendo in campo esperienza, talento e personalità. Sono bravi a mostrare ai non addetti ai lavori le scelte drammatiche che quasi ogni giorno i militari sono chiamati a compiere, soppesando bene comune ed etica.

Il finale, tragico e strappalacrime, se da una parte è retorico nell’evidenziare la brutalità e inutilità della guerra, dall’altra lascia allo spettatore l’amara consapevolezza che, quella intrapresa dall’occidente, non necessariamente sia la strada giusta per sconfiggere il terrorismo. Anzi.

 

Il biglietto da acquistare per “Diritto di uccidere” è: 1)Neanche regalato; 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio; 4)Ridotto; 5)Sempre.





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