Al cinema: The accountant

Un film di Gavin O’Connor. Con Ben Affleck, Anna Kendrick, Jon Bernthal, J. K. Simmons, John Lithgow, Jeffrey Tambor. Drammatico, 128’. 2016

The accountant, locandina

C’è chi da piccola sognava di fare l’astronauta, chi il calciatore, chi il cantante rock, ma sono decisamente pochi quelli che vedevano il contabile come il lavoro dei sogni.

Diciamocelo francamente: nella vita di tutti i giorni più stiamo lontani e meno sentiamo il nostro commercialista è meglio stiamo! Nell’immaginario collettivo questo professionista è un uomo grigio, un po’ scialbo e insignificante, che vive di e per i numeri e ha il fisico di un lanciatore di coriandoli.

E se invece fosse un genio, avesse il volto di Ben Affleck e risultasse affascinante nonostante la forma di autismo che lo affligge e lo rende incapace di avere relazioni sociali? Impossibile? Forse, ma non secondo “The accountant” di Gavin O’Connor.

Genio matematico fin da bambino e affetto da autismo, Christian Wolff (Affleck) ha più affinità con i numeri che con le persone e lavora come contabile freelance per alcune delle più pericolose organizzazioni criminali del pianeta.

Christian opera nell’ombra, senza lasciare alcuna traccia, e si ritrova braccato da un lato dal capo della divisione anti-crimine del Dipartimento del tesoro Ray King (Simmons), dall’altro da uno spietato killer armato da mandanti misteriosi.

Nonostante le difficoltà Chris accetta il mandato di un nuovo cliente, una società di robotica dove una delle contabili ha scoperto una discrepanza nei conti di milioni di dollari. Non appena Christian inizia a svelare il mistero e ad avvicinarsi alla verità, però, il numero delle vittime inizia a crescere.

Ben Affleck in una scena del film.
Ben Affleck in una scena del film.

“The accountant” può essere diviso dal punto di vista drammaturgico e strutturale in due parti.

La prima è sicuramente più convincente, avvincente e meglio scritta, con un lato thriller ben costruito che tiene lo spettatore incollato allo scherno. Molto forte e incisivo anche lo sviluppo dell’aspetto psicologico e introspettivo della vicenda, che fa emergere la personalità del protagonista e il fatto che molti dei suoi problemi attuali risalgano a un passato difficile, a un padre rigido e quasi anaffettivo.

La seconda, invece, vira sul genere action, con Chris che si trasforma in una sorta di Rambo 3.0 in lotta contro tutto e tutti. La pellicola non beneficia del cambio di registro, perdendo in originalità e diventando meno interessante, persino banale e prevedibile a tratti.

La regia di Gavin O’Connor è degna di menzione per creatività, visione d’insieme e talento, almeno nella prima parte, dimostrandosi capace di costruire una storia dalle atmosfere cariche di tensione e di pathos e rendendo vivi e palpitanti i turbamenti affettivi e mentali del protagonista.

Ben Affleck convince nel ruolo dell’autistico matematico, anche con la sua proverbiale mono-espressione facciale, risulta credibile e capace di creare un ponte emotivo con il pubblico.

Il resto del cast è nel complesso adeguato e di buon livello. Su tutti svetta J. K. Simmons, carismatico come di consueto.

Nonostante sia portata da molti a esempio della banalità più assoluta, il contabile si dimostra una professione per pochi, perché non è da tutti vedere il bello nei numeri e stupire poi con effetti speciali chi, come il resto della popolazione, ne capisce assai poco.

 

Il biglietto da acquistare per “The accountat” è: 1)Neanche regalato; 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio (con riserva); 4)Ridotto; 5)Sempre.





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