Alla scoperta di Giove: missioni interstellari moderne e Galileo Galilei

di Diana Clerici

 

Agosto per molti è sinonimo di partenze verso luoghi di villeggiatura. Ma c’è chi, cinque anni fa, ha fatto le cose in grande e, in barba al traffico, ha deciso di partire niente meno che verso il pianeta Giove.

La sonda Nasa Juno è stata lanciata in orbita il 5 luglio 2011 con l’obiettivo di analizzare il campo magnetico del gigante gassoso del sistema solare. La meta è stata raggiunta solo di recente – il 4 luglio di quest’anno – e presto si potranno ricevere le prime informazioni.

Sonda Juno, Nasa, Giove
Un’immagine della sonda Juno arrivata sull’orbita di Giove.

Notizia curiosa: sulla sonda diretta tra le stelle erano state inserite tre statuette Lego, realizzate in alluminio per evitare che si rompessero, raffiguranti il dio Giove, la moglie Giunone (Juno, appunto) e Galileo Galilei. Lo scienziato e intellettuale pisano, infatti, ha avuto un ruolo chiave per lo studio del pianeta e dei suoi satelliti, in particolare con l’opera “Sidereus Nuncius”.

Galilei scrive il “Sidereus Nuncius” (traducibile in “Messaggero celeste”) a Padova, dove insegna matematica, geometria e astronomia all’Università. La breve opera viene stampata nella città veneta il 12 marzo 1610, e dedicata a Cosimo II de’ Medici, Granduca di Toscana.

Sidereus nuncius, Galileo Galilei, frontespizio

Galileo apre il suo trattato sostenendo che per mantenere vivo un ricordo, l’uomo deve avere davanti a sé costantemente delle immagini. Per questo sono state create sculture, opere scritte e di altro genere che sono però soggette all’azione del tempo e alle intemperie e possono scomparire. Ma niente paura, perché esistono anche “monumenti incorruttibili”, le stelle e i pianeti che portano i nomi di dei ed eroi che godranno, insieme agli astri, di fama eterna.

Una frase introduce il vero contenuto del “Sidereus”:

Avviso astronomico con osservazioni fatte con nuovo occhiale sulla faccia della luna, sulla via lattea, nebulose, stelle fisse e quattro pianeti detti astri medicei finora mai veduti.

L’opera è costruita in una sorta di crescendo: dapprima viene descritta la superficie lunare, imperfetta e con “cavità e altitudini”; a seguire le nebulose e la Via lattea (”ammasso di stelle disseminate a mucchi”). Si passa poi all’osservazione di quattro astri mai visti in precedenza, con un invito agli altri astronomi ad approfondire l’argomento.

Galilei inizia le osservazioni di Giove la sera del 7 gennaio 1610, quando scorge quattro piccole stelle luminosissime disposte secondo una linea retta accanto a Giove. Prosegue poi nel suo studio fino al 2 marzo arrivando alla conclusione che le quattro stelle sono lune, che ruotano intorno a Giove come la nostra luna fa con la Terra e i pianeti con il Sole.

L’entusiasmo e l’emozione per questa scoperta sono palpabili nel testo, scritto frettolosamente ma in maniera precisa e scientifica, con tanto di disegni.

Il “Sidereus Nuncius” ebbe un grande successo all’epoca, e Galilei ottenne, almeno in parte, quanto sperato: venne assunto nel giugno dello stesso anno come “matematico primario” presso l’Università di fisica e filosofo di Cosimo de’ Medici.

Sono passati oltre quattro secoli, ma l’invito di Galileo Galilei ad approfondire lo studio di Giove sembra essersi concretizzato al massimo con la missione Juno, che arricchirà ulteriormente “il grande libro (della Natura), scritto in caratteri matematici”.





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