Un film di Franck Khalfoun. Con Jennifer Jason Leigh, Bella Thorne, Cameron Monaghan, Taylor Spreitler, Thomas Mann. Horror, 85’. USA, 2017

 

È la cronaca il più delle volte a fornire lo spunto agli sceneggiatori per scrivere storie per il cinema, in particolare la cronaca nera. Se poi il film in questione riscuote un buon seguito, le possibilità di vedere anche uno o più sequel sono alte.

Uno degli esempi di questa tendenza è la saga iniziata nel 1979 con ”Amityville Horror” di Stuart Rosenberg, proseguita poi negli anni con una serie di pellicole più o meno apprezzabili, e di cui esce adesso al cinema un nuovo capitolo, “Il risveglio”, diretto da Franck Khalfoun.

La cittadina del nord-est degli Stati Uniti è diventata tristemente famosa nel 1974, quando è stata scenario di un sanguinoso pluriomicidio.

Ronald De Feo e la moglie si trasferirono al 112 di Ocean Avenue con i cinque figli nel 1965. La villetta è il coronamento di una vita di sacrifici, per questo la famiglia decide di ribattezzarla High hopes (grandi speranze).

La favola diventa incubo alle 3.15 del 13 novembre ‘74, quando i vicini sentono dei colpi di fucile. I coniugi De Feo e quattro dei cinque figli vengono trovati morti il giorno successivo. Il 23enne Ronnie, unico sopravvissuto alla strage, viene prelevato dalla polizia per un interrogatorio. Confesserà i delitti dei familiari e sarà poi condannato a sei ergastoli.

Ma che cosa ha spinto il giovane a compiere questo terribile crimine? Nonostante le accurate indagini la polizia non riesce a trovare un vero movente, e Ronnie, durante il processo, sostiene di essere stato posseduto da forze maligne presenti nella casa.

Per la stampa e per la giuria si tratta solo di un tentativo maldestro di evitare il carcere invocando l’infermità mentale, ma quando la famiglia Lutz si trasferisce nella casa e dopo poco tempo la abbandona sostenendo che è infestata il caso torna a scuotere l’opinione pubblica.

Amityville ha attratto da allora la curiosità di scrittori, registi e produttori. Sui misteriosi eventi sono stati scritti libri e realizzati film.

Che cosa dobbiamo aspettarci di nuovo dalla pellicola diretta da Khalfoun? Purtroppo, assolutamente niente. Non si tratta di un remake né di un reboot né di un prequel, semmai di un ibrido tra un sequel e un omaggio, molto rimaneggiato, alla storia vera e alla saga cinematografica.

Belle (Thorne) si trasferisce al numero 112 di Ocean Avenue, nella cittadina costiera di Amityville, con la madre Joan (Leigh), la sorellina Juliet (Mckenna Grace) e il fratello James (Monaghan), in coma e con un costante bisogno di cure mediche.

Presa in giro dai compagni di scuola per la casa dove vive, viene a sapere della storia terribile che la magione ha alle spalle. Così, quando inizia ad avvertire strane presenze, vorrebbe andarsene, ma la madre, ossessionata dalla ricerca di una cura per il figlio, si rifiuta di farlo.

Quando, improvvisamente e in modo inspiegabile, James esce dal coma e comincia a comunicare con la famiglia per la madre e la piccola Juliet è un momento felice, ma per Belle invece è solo la conferma che in casa ci siano effettivamente presenze demoniache. Teoria confermata da quanto succederà una notte, alle 3.14 precise…

L’impianto drammaturgico, sulla carta, presentava alcuni spunti interessanti, peccato però che nella messa in scena questi siano andati persi.

La parte storica doveva essere sfruttata meglio e sviluppata in modo più approfondito, invece di essere ridotta solo a un mero collegamento con quella horror, banale, scontata e prevedibile.

È un peccato non aver avuto il coraggio d andare oltre il classico film di genere, magari reinventando o modernizzando il modello “Blair Witch Project”, un tempo vincente.

Bella Thorne piace e convince, dimostrando personalità, carattere e una buona presenza scenica oltre a una significativa bellezza che buca lo schermo. Peccato che la sceneggiatura zoppicante e incerta non l’abbia sostenuta, in una performance che è comunque dignitosa.

Anche Jennifer Jason Leigh, pur senza incantare, fornisce una prestazione decorosa e a tratti davvero inquietante.

La regia di Franck Khalfoun, sebbene sia di chiaro stampo televisivo e non riservi particolari guizzi artistici e creativi, è lineare, semplice e pulita e nel complesso abile a costruire un film non completamente da buttare.

Il mistero di Amityville ancora oggi divide l’opinione pubblica, ma forse, almeno per il cinema, sarebbe il caso di mettere una bella pietra sulla vicenda, perché anche i demoni hanno diritto a un po’ di pace.

 

Il biglietto da acquistare per “Amityville – Il risveglio” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

Previous article“Sette giorni”: una storia sentimentale che conta su fotografia e attori
Next article“Un profilo per due”: un “Cyrano de Bergerac” dei nostri tempi, a lieto fine
È nato in Sicilia, ma vive a Roma dal 1989. È un proprietario terriero e d’immobili. Dopo aver ottenuto la maturità classica nel 1995, ha gestito i beni e l’azienda agrumicola di famiglia fino al dicembre 2012. Nel Gennaio 2013 ha aperto il suo blog, che è stato letto da 15.000 persone e visitato da 92 paesi nei 5 continenti. “Essere Melvin” è il suo primo romanzo.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here