“Aquaman”: nascita e formazione di un supereroe diviso tra due mondi

Jason Momoa è il Protettore degli Oceani dell'universo DC nel film di James Wan

Un film di James Wan. Con Jason Momoa, Amber Heard, Willem Dafoe, Patrick Wilson, Dolph Lundgren, Yahya Abdul-Mateen II. Azione, 143′. USA 2018

Arthur Curry, noto anche come il Protettore degli oceani Aquaman, esita a prendere il posto che gli spetta alla guida del regno sottomarino di Atlantide. La sua lealtà è divisa tra gli abitanti della terra, che continuano a inquinare il pianeta, e il popolo subacqueo che progetta segretamente di invadere la superficie. Il supereroe spaccone e solitario dovrà scegliere con giudizio la strategia da adottare per garantire la pacifica convivenza tra le due parti. Accanto a lui ci saranno preziosi consiglieri come Mera e pericolosi nemici come il fratellastro Orm che mira al trono.

 

Dopo aver fatto il suo debutto nell’universo cinematografico DC nel film “Batman vs. Superman” ed essere tornato in “Justice League”, Aquaman è adesso protagonista di una pellicola tutta sua, liberamente ispirata alla serie a fumetti “Throne Of Atlantis”.

Una origin story, che racconta nel dettaglio la nascita e la formazione di un eroe, e che passa da tappe obbligate come le difficoltà nel gestire e controllare i nuovi poteri. Da giovane e immaturo a re consapevole, è questo il viaggio di Aquaman.

Frutto dell’amore clandestino tra un uomo e la regina di Atlantide, Arthur (Momoa) si sente estraneo a entrambi i popoli. Per questo preferisce vivere isolato, compiendo da adulto sporadici gesti di eroismo in mare. L’incontro con la saggia figlia di Re Nereus, Mera, spingerà il principe a rivendicare ciò che è suo.

Visivamente stupefacente, “Aquaman” è un’avventura ad alto rischio che porta il pubblico a immergersi in un mondo subacqueo, a forte ispirazione fantascientifica. Si avverte chiaramente l’origine fumettistica della storia, con alcune scene che sembrano tavole in movimento.

Le scene subacquee sono diverse da qualsiasi altra cosa abbiate visto fino a oggi; quelle di combattimento concepite in modo fluido e continuato, tanto da sembrare grandi coreografie. Al di là della lotta, c’è grande attenzione per il design e i dettagli visivi.

Jason Momoa, abituato a interpretare ruoli duri e che incutono timore, mette in campo qui una certa dose di simpatia, per rendere il suo personaggio umano ma anche divertente.

Quello che manca, però, sono comprimari e soprattutto cattivi degni di questo nome. Dei primi si sa poco; tra i secondi finisce per imporsi solamente il pirata Manta, che però non ha quella componente drammatica che ci si sarebbe aspettati (nasce cattivo e avido, uccide per capriccio, non ha sviluppo personale).

Quello che colpisce, comunque, è soprattutto il fatto che Aquaman respinga l’idea di risolvere tutto con la violenza. Ci sono problemi e criticità sia sulla terra che in mare, eppure alcuni vengono risolti pacificamente, parlando, negoziando, perdonando. Una buona morale da cui prendere spunto anche nella vita di tutti i giorni.