“Avatar 2 – La via dell’acqua”: quando il cinema è immersione e magia

James Cameron porta il pubblico di nuovo su Pandora, tredici anni dopo il successo del 2009

Un film di James Cameron. Con Sam Worthington, Zoe Saldana, Sigourney Weaver, Stephen Lang, Kate Winslet. Azione, 192′. USA 2022

Dopo la vittoria sugli invasori umani, i Na’vi hanno vissuto in pace. Con loro sono rimasti alcuni scienziati terrestri insieme ai propri avatar e un ragazzino troppo giovane per essere rispedito sulla Terra. Di nome Spider e figlio del defunto colonnello Quaritch, è cresciuto insieme alla famiglia di Jake Sully, che ha tre figli naturali: il maggiore Neteyam, il ribelle Lo’ak e la piccola Tuk. Inoltre Jake e Neytiri hanno adottato Kiri, figlia dell’avatar di Augustine Grace e di padre ignoto, dotata di una sovrannaturale connessione con Eywa, la grande madre di Pandora. La Terra versa in condizioni sempre peggiori e Pandora può essere una nuova casa per gli umani, che tornano sul pianeta più bellicosi che mai, questa volta anche con soldati avatar – tra i quali un “nuovo” Colonnello Quaritch, ossia un corpo Na’vi abitato da un backup della sua coscienza. Inevitabilmente cercherà vendetta contro Jake, che nel frattempo è diventato il capo dei ribelli Na’vi, e lo obbligherà a lasciare la foresta per cercare rifugio con la famiglia presso i Metkayina, pacifici abitanti di un grande arcipelago.

 

L’attesa è stata (molto) lunga, ma alla fine James Cameron è riuscito a portare di nuovo il pubblico sulla sua Pandora con “Avatar – La via dell’acqua”. E visto il risultato, sbalorditivo dal punto di vista tecnico e visivo, possiamo dire che è valsa la pena aspettare ben 13 anni!

La storia riprende oltre un decennio dopo che il veterano dei marine Jake Sully (Worthington) ha iniziato a vivere sulla luna extra-solare nella forma indigena Na’vi del suo avatar geneticamente modificato.

In questo lasso di tempo lui e la moglie guerriera Neytiri (Saldaña) hanno allargato la famiglia, che oggi comprende i figli naturali Neteyam (Jamie Flatters), Lo’ak (Britain Dalton) e Tuk (Trinity Jo-Li Bliss), la figlia adottiva Kiri e Spider, figlio del defunto colonnello Quaritch.

Quando gli umani torneranno nuovamente su Pandora, più bellicosi che mai e intenzionati a trovare una nuova casa, visto che la Terra sta morendo, toccherà a Jake guidare il popolo dei Na’vi in questa nuova battaglia… 

Lavorando in High Dynamic Range a 48 fotogrammi al secondo, Cameron sfrutta le qualità immersive del 3D potenziato per conferire alle immagini una consistenza e una vivacità quasi tattili. In “Avatar” abbiamo visto molto di Pandora, ma questo mondo ha ancora molti segreti da esplorare. Il lavoro di progettazione sul popolo dei Metkayina è impressionante; i primi piani, poi, sono davvero vividi e danno al racconto una profondità emotiva che “Avatar” non era mai riuscito a raggiungere.

Cameron amplia all’ennesima potenza il discorso sulla natura, sulla biodiversità e sulla possibile collaborazione tra questa e l’uomo. Se nel primo capitolo la foresta emergeva come personaggio aggiunto, qui l’acqua è l’elemento dominante. E poi ci sono i temi della famiglia, delle responsabilità che si hanno verso i figli e del reietto che torna prepotente a completare il quadro.

Pur non avendo una sceneggiatura perfetta, “Avatar – La via dell’acqua” è una sorta di estasi visiva, una pellicola che fa sognare, immaginare e che mette anche un po’ in soggezione. E tutto questo lo si può sperimentare pienamente solo in sala.

Cameron ci permette di assorbire ogni fotogramma e invita gli spettatori in questo mondo pienamente realizzato con così tante immagini e scene d’azione rese in modo fenomenale che tutto il resto svanisce. Un’immersione pura e semplice che ci fa sentire tutto ciò che i personaggi sentono, amare il mondo che loro amano e armarci per lottare per esso, che poi è come se fosse il nostro.

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Campana doc, si laurea in scienze delle comunicazioni all'Università degli studi di Salerno. Internauta curiosa e disperata, appassionata di cinema e serie tv, pallavolista in pensione, si augura sempre di fare con passione ciò che ama e di amare fortemente ciò che fa.

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