“Avengers – Endgame”: una degna conclusione per i Vendicatori Marvel

Thor, Capitan America, Hulk, Iron Man, Vedova Nera e Occhio di falco insieme per un'ultima avventura

Un film di Joe Russo, Anthony Russo. Con Robert Downey Jr., Chris Evans, Mark Ruffalo,  Chris Hemsworth, Scarlett Johansson. Azione, 182′. USA 2019

Tutte le specie viventi nelle galassie dell’universo sono state vittime della follia di Thanos. È bastato uno schiocco delle dita con indosso il Guanto dell’Infinito per ridurre in cenere la metà delle popolazioni di tutti i pianeti. Gli Avengers ancora in vita, insieme agli ultimi alleati rimasti, devono unire le forze un’altra volta per tentare di sconfiggere Thanos e riportare l’ordine nell’universo.

 

Non c’è niente che possa davvero preparare un fan della Marvel alla visione di “Avengers: Endgame”, questo è poco ma sicuro! L’ultimo capitolo della serie dei Vendicatori, per quanto meno coraggioso di alcuni precedenti, è decisamente destinato a lasciare il segno. Perché chiude, in modo tutto sommato degno, il cerchio.

Con “Infinity War” era chiaro che i fratelli Russo avevano avuto tra le mani i cuori di milioni di spettatori, e li avevano spezzati. Come il pubblico, avevamo lasciato gli Avengers distrutti, incapaci di reagire allo schiocco di Thanos. I pochi sopravvissuti al genocidio dovranno adesso fare squadra e tentare vie impervie, a detta di molti impossibili, per riuscire dove hanno fallito in passato.

Abbiamo conosciuto gli Avengers nel lontano 2012, disperato tentativo dello SHIELD di unire i più potenti eroi della Terra – Thor, Capitan America, Hulk, Iron Man, Vedova Nera e Occhio di falco – contro il dio Loki. Da quel momento i Vendicatori hanno affrontato l’HYDRA, Ultron e alla fine lo stesso Thanos, in squadra con i Guardiani della Galassia, Black Panther, Doctor Strange e altri personaggi.

Il primo scontro contro l’eterno Thanos è stato devastante. Metà dell’universo è stato il prezzo della sconfitta. Consci di dover fare dei sacrifici, di dover sacrificare se stessi e ciò che amano, i Vendicatori tentano una nuova strada per sistemare l’irreparabile.

In un gioco di fili narrativi, sulla riga di “Infinity War”, “Avengers: Endgame” è più sottotono, meno coraggioso ma non per questo deludente. Effetti speciali da togliere il fiato, battaglie all’ultimo sangue, scenografie, colori, suoni, vibrazioni lo rendono quasi un’esperienza extrasensoriale. Una gioia per gli occhi e per le orecchie.

Funzionale al progetto, l’atmosfera un po’ nostalgica che in questi anni abbiamo imparato ad associare alle pellicole di casa Marvel, quel focus sui personaggi che diventano via via più umani – pur nella loro unicità -, portatori di un dolore e di dubbi esistenziali vicini a tutti noi.

“Endgame” segna la fine di un viaggio, e non è un caso che i protagonisti siano i sei Vendicatori “originali”. Ognuno di loro ha compiuto un percorso, in questi anni, che ha portato il pubblico a riflettere non solo – e non tanto – sulle singole storie, ma piuttosto su cosa significhi, nel bene e nel male, essere un eroe.

Con una storia che a tratti scricchiola, che fa stare sul chi va là, ma che diverte, commuove e sorprende, questo film non è meglio del precedente – anzi, le premesse di “Infinity War” (o meglio, le sue conclusioni) facevamo sperare in qualcosa di più. È una degna conclusione della serie, una conclusione sofferta, necessaria, coraggiosa, eppure difficile da inquadrare.

Qualcosa manca, al film dei Russo. Ma è difficile capire se si tratti davvero di difetti strutturali oppure del semplice amaro in bocca che lascia la conclusione di un progetto che abbiamo amato. Non è mai facile dire addio. Il groppo in gola rimane, mentre aspettiamo la consueta scena dopo i titoli di coda. Scena che – spoiler alert! – questa volta non c’è.

 

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Classe 1996, marchigiana d’origine, studia comunicazione a Roma e ha trovato il modo di coniugare la passione per il cinema e quella per la scrittura... Come? Scrivendo sul e per il cinema dal 2015. Ha all'attivo diverse esperienze sul set, con registi del calibro di Matteo Garrone, e sogna un giorno di veder realizzato il suo film.

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