“Bad roads”: la realtà dimenticata della regione ucraina del Donbass

La regista Natalya Vorozhbyt racconta quattro storie che mostrano l'involuzione della nostra società

Un film di Natalya Vorozhbit. Con Sergei Solovyov, Yuliya Matrosova, Maryna Klimova,  Ekaterina Zhdanovich, Andrey Lelyukh. Drammatico, 100′. Ucraina 2020

Quattro storie ambientate lungo le strade del Donbass in guerra. Non esistono luoghi sicuri e nessuno può dare un senso a ciò che sta accadendo. Nonostante siano intrappolati nel caos, alcuni riescono comunque a esercitare un autorità sugli altri. Ma in questo mondo, dove il domani potrebbe non arrivare mai, non tutti sono infelici e indifesi. Anche le vittime più innocenti possono avere la loro occasione per prendere il controllo.

 

Lo scoppio della pandemia ha monopolizzato la nostra attenzione negli ultimi mesi, facendoci quasi dimenticare l’esistenza di numerosi conflitti più o meno vicini ai nostri confini, che ogni giorno causano migliaia di morti.

Oggi possiamo dirlo con cognizione di causa: non siamo usciti dal lockdown migliori di come eravamo, anzi. Ma in realtà la cosa non dovrebbe meravigliarci. I momenti bui, i pericoli mortali, le pandemie non rendono le persone migliori, semmai fanno emergere gli aspetti più negativi e miserabili dell’animo umano.

In qualsiasi guerra esistono le vittime innocenti, i carnefici e gli opportunisti, ma è altrettanto vero che al dilagare dell’orrore anche l’anima più docile e gentile rischia di perdere definitivamente la propria innocenza.

Natalya Vorozhbyt ci mostra nel suo “Bad roads”, presentato alla Settimana internazionale della critica di Venezia 2020, l’amara quanta tragica perdita d’innocenza collettiva della martoriata regione ucraina del Donbass, funestata da una guerra civile che si trascina da anni.

La sceneggiatura – semplice e lineare – ruota intorno a quattro storie apparentemente lontani e differenti tra loro: quello che succede a un posto di blocco, l’incontro/scontro tra adolescenti e poi tra nonna e nipote, un rapimento in cui il rapporto di forza tra vittima e carnefice si ribalta e le minacce subite da una giornalista indipendente.

Le storie, inizialmente di grande impatto emotivo, narrativo e sociale, nello sviluppo e col passare dei minuti perdono forza, frenando nel ritmo e rimanendo paradossalmente prigioniere dell’idea degli sceneggiatori di mostrare la meschinità e la cattiveria umana.

“Bad roads” è un film duro e spietato nel rappresentare l’involuzione psicologica, culturale e umana di una società drammaticamente abbandonata a se stessa dal resto del mondo. Lo spettatore assiste, sgomento e incredulo, all’applicazione di una sorta di legge della giungla nel Donbass: le persone per bene devono tirare fuori le unghie, oppure soccombere.

Guardando le immagini si finisce per arrossire per la vergogna, e domandarsi come sia possibile, per l’uomo, scendere così in basso. Imparare dal passato per non ricommettere gli stessi errori, “restare umani” e costruire un mondo migliore sono bei proclami. Forse però è il caso di guardarsi intorno, per realizzare che siamo ancora ben lontani dal portare a casa qualche risultato concreto in questo senso.

 

Il biglietto da acquistare per “Bad roads” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto (con riserva). Sempre.

 

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