Un film di Doug Liman. Con Tom Cruise, Sarah Wright, Domhnall Gleeson, Jesse Plemons, Lola Kirke, Alejandro Edda. Azione, 115′. USA 2017

1979. Jimmy Carter sciocca la nazione con il suo discorso sulla “crisi di fiducia”, mentre il popolo si prepara a votare Reagan. Barry Seal, pilota di aerei di linea che arrotonda con il contrabbando, viene contattato dalla CIA per spiare le attività dei guerriglieri sandinisti in Nicaragua. Sarà l’inizio di una serie di opportunità, sempre meno lecite e sempre più rischiose.

 

Interpretato da Tom Cruise e diretto da Doug Liman – già insieme in “Edge of Tomorrow – Senza domani” -, “Barry Seal – Una storia americana” racconta l’imprevedibile vicenda di un pilota della Trans World Airlines che si ritrova coinvolto in una delle operazioni più esclusive della storia della CIA.

Seal viene ingaggiato dal governo per sorvegliare la minaccia comunista in crescita nell’America centrale. In una storia che ha dell’incredibile, si ritroverà però coinvolto nel redditizio contrabbando di droga a fianco di personaggi famigerati del Cartello di Medellín come Pablo Escobar e i fratelli Ochoa e le cose inizieranno a prendere una svolta drammatica e imprevedibile.

Con lo spirito dissacrante con cui guarda al Sogno americano – e che il titolo originale “American Made” dichiara apertamente -, “Barry Seal” è per buona parte delle sue due ore una commedia d’azione, che racconta la storia dal solo punto di vista accattivante del protagonista.

Attraverso un’estetica profondamente anni ‘70, Liman dirige uno sfacciato Tom Cruise, costruendo un film biografico decisamente atipico che non ha mai uno sguardo morale sul protagonista, ma si limita a raccontarne le gesta senza mai spiegarne le motivazioni.

Un action tragicomico e divertentissimo, da una sceneggiatura brillante di Gary Spinelli, che Liman manovra con un intelligente uso della camera a mano per carpire al meglio la frenesia e la totale pazzia del suo protagonista.

Un irriverente, sfaccettato, politicamente scorretto capitalista, emanazione della politica consumistica, mediaticamente aggressiva e reazionaria degli Stati Uniti sotto la presidenza Reagan, che si arricchisce contrabbandando droga in America, armi in Nicaragua e informazioni ai servizi segreti.

Finché, come capita a ogni pedina finita in un ingranaggio più grande, rimarrà schiacciato dallo stesso intricato sistema di politica, spionaggio e vendetta che aveva trasformato lui e la sua famiglia in miliardari.