Berlinale 2020: al via la 70° edizione del Festival del cinema

In lizza per l'Orso d'Oro ci sono due film italiani e una coproduzione tra Italia, Germania e Messico

Cari lettori e care lettrici, preparatevi a tuffarvi insieme a noi nella nuova edizione della Berlinale (20 febbraio-1 marzo) – nuova in tutti i sensi, perché la direzione artistica è cambiata e stuzzica la nostra curiosità.

Oggi prende il via la 70° edizione della Internationale Filmfestspiele Berlin, sotto la guida di Carlo Chatrian, che ha preso il posto occupato per quasi due decenni da Dieter Kosslick. Il fatto che il direttore del più importante festival tedesco sia un italiano non può che farci piacere, anche perché evidenzia i forti legami culturali esistenti tra i nostri Paesi.

Al momento, è possibile vedere quest’iniezione di “italianità” nella selezione dei film. In lizza per l’Orso d’Oro ci sono due film italiani e una coproduzione tra Italia, Germania e Messico. Si tratta di “Favolacce” di Fabio e Damiano D’Innocenzo, “Volevo nascondermi” di Giorgio Diritti e “Siberia” di Abel Ferrara.

Elio Germano in una scena di “Volevo nascondermi”.

E non dimentichiamo le sezioni parallele del festival – Panorama, Forum, Special Gala e via dicendo – dove non mancano le produzioni italiane, come per esempio “Pinocchio” di Matteo Garrone.

Inoltre, c’è un altro pizzico di Bel Paese nella giuria, tra i cui membri figura il nostro Luca Marinelli. Insieme all’attore romano ci sono Bérénice Bejo, Bettina Brokemper, Annemarie Jacir, Kenneth Lonergan, Kleber Mendonça Filho e il grande Jeremy Irons, presidente.

Al di là dell’entusiasmo per la presenza italiana, la cifra della Berlinale è come di consueto l’internazionalità, e gli occhi di molti sono puntati sul cinema asiatico, soprattutto dopo il recente trionfo agli Oscar di “Parasite” di Bong Joon Ho (con profonda soddisfazione della sottoscritta). Nel concorso principale ci sono un film taiwanese, “Rizi” (Days) di Tsai Ming-Liang, e un sudcoreano, “Domangchin yeoja” (The woman who ran) di Hong Sangsoo.

Una scena del film “The salt of tears” del francese Philippe Garrel.

Noi siamo aperti a tutto, e ci aspettiamo un grande festival. Vi lasciamo con una suggestione, prima di tuffarci nei frenetici dieci giorni berlinesi: il 2020 sarà l’anno buono per il trionfo di un film tedesco? Seguiteci nel nostro speciale, e lo scopriremo insieme.

 

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