“Bianca”: recensione del libro di Bart Moeyaert edito da Sinnos

Il vincitore dell'Astrid Lindgren Memorial Award 2019 in una storia per lettori dagli 11 anni in su

Tutti i grandi sono stati bambini una volta. Ma pochi di essi se ne ricordano.

Questa citazione dal “Piccolo principe” rende bene l’idea del motivo per cui, molto spesso, tra genitori e figli, e più in generale tra adulti e “ragazzi” ci sia una certa incomunicabilità di fondo. Non è facile per niente mettersi nei panni degli altri – anche se abbiamo vissuto esperienze analoghe, e nemmeno troppo tempo fa.

Il libro Bianca” di Bart Moeyaert, vincitore nel 2019 dell’Astrid Lindgren Memorial Award, Nobel per la letteratura per ragazzi, edito in Italia da Sinnos, mi ha fatto pensare prima di tutto a questo. E mi ha ricordato cosa vuole dire, avere dodici anni. Per questo lo consiglio a tutti: adolescenti e non.

Bianca ha dodici anni ed i sempre scontrosa, arrabbiata, intrattabile. E nessuno riesce davvero a capire i suoi silenzi e i suoi pensieri. O meglio, questo è quello che crede Bianca. Ma poi, un pomeriggio, Bianca si ritrova in casa la protagonista della sua serie tv preferita. Vedere una famosa attrice nella vita di tutti i giorni, fa capire a Bianca che si può imparare a mettersi nei panni degli altri. Perché nessuno, alla fine, chiede scusa per caso.

Una storia intensa, dal ritmo battente, che in certi passaggi ricorda una pièce teatrale con i suoi dialoghi brillanti, potenti, immediati. Leggendo si ha come la sensazione di vedere le diverse scene, i diversi ambienti (la casa, il giardino, il rifugio segreto di Bianca).

I personaggi sono descritti con poche pennellate, eppure il loro carattere emerge in modo molto chiaro, così come il modo di comportarsi, di muoversi, persino di pensare. Bianca, la mamma, il fratello e poi gli ospiti e i vicini, tutti risultano caratterizzati alla perfezione.

Quello che rimane, dopo la lettura, è un senso di speranza e di apertura positiva verso il futuro. Comprendere i pensieri e le emozioni delle persone che ci circondano, anche delle più care, è impresa spesso impossibile. Ma questo non significa che dobbiamo smettere di provarci, di mostrarci disponibili e aperti. Alla fine, come ha scritto il poeta inglese John Donne, Nessun uomo è un’isola

 

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