“Black 47”: una storia di vendetta in stile western nell’Irlanda del 1800

Lance Daly dirige un film che prende di mira il colonialismo britannico, mostrando i conflitti provocati

Un film di Lance Daly. Con James Frecheville, Barry Keoghan, Hugo Weaving, Jim Broadbent, Sarah Greene, Moe Dunford, Stephen Rea. Drammatico, 96′. Irlanda, 2018

Martin Feeney, dopo aver combattuto per la corona inglese in Afghanistan, fa ritorno in patria con un sogno: convincere la sua famiglia a trasferirsi in America. Ma siamo nel 1847, l’anno nero della storia d’Irlanda, e ad accoglierlo trova un paese molto diverso da quello che ha lasciato. I raccolti di patate sono andati a male, la carestia ha piegato la popolazione, e quello che non ha fatto la fame l’hanno fatto la malattia, il freddo, la miseria. E gli inglesi. Martin decide quindi di farsi giustizia da solo, vendicandosi di tutti coloro che hanno fatto soffrire la sua famiglia. Sulle sue tracce viene messo Hannah, cacciatore di taglie specializzato in disertori. Ma Hannah e Martin condividono un passato che li accomuna e li rende molto simili, a dispetto delle diverse nazionalità.

 

Presentato fuori concorso alla 68° edizione del Festival del cinema di Berlino, “Black 47” di Lance Daly è una sorta di poliziesco in salsa western ambientato nell’Irlanda del diciannovesimo secolo.

Nonostante la componente “vendetta” che richiama alla mente pellicole hollywoodiane con celebri giustizieri – da “Kill Bill” a “Io vi troverò” -, qui emerge anche una forte critica al colonialismo britannico, portata avanti attraverso i conflitti culturali e materiali da esso derivati, che da al film di Daly una maggiore profondità.

La storia però non decolla, né riesce a toccare le corde più intime nell’animo degli spettatori, nonostante la bella performance di Hugo Weaving nel ruolo di Hannah. 

I poveri nelle campagne somigliano a un esercito di zombie, che però, invece di attaccare i vivi, restano immobili a ciondolare. L’ingiustizia subita e la giustizia da applicare guidano le azioni dei personaggi, divisi in due schieramenti distinti, fino alla presa di coscienza di Hannah, una sorta di riscatto finale.

Pregevole il finale semi-aperto, ma questo non basta a risollevare le sorti di un film che avrebbe potuto essere molto di più.

 

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Originaria della provincia di Roma, vive tra l'Europa e la Cina, coltivando la sua passione per lo studio di società e culture. Dottoranda a Berlino, ama scrivere di cinema, viaggi e letteratura. Si ritiene democratica e aperta alla critica, purché non sia rivolta ai libri di Harry Potter.

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