“Black Panther”: quando il film di supereroi è maturo e consapevole

Chadwick Boseman è il protagonista, re dello stato africano fittizio del Wakanda alla morte del padre

Un film di Ryan Coogler. Con Chadwick Boseman, Michael B. Jordan, Lupita Nyong’o, Danai Gurira, Martin Freeman. Azione, 135′. USA 2018

Dopo la morte di suo padre T’Chaka, T’Challa eredita il trono della fittizia nazione africana di Wakanda, ma come insegna la storia le successioni sono momenti politicamente turbolenti. Tanto più che il Wakanda non è affatto lo stato da terzo mondo che appare e dietro un’elaborata facciata si nasconde il Paese più avanzato del mondo, la cui tecnologia è sviluppata a partire dal vibranio, lo stesso minerale usato per lo scudo di Captain America.

 

Diciottesimo film dei Marvel Studios, “Black Panther” si colloca a ridosso di “Infinity War”, il terzo, atteso capitolo della saga degli Avengers (che uscirà in Italia il 25 aprile), recuperando e sviluppando molti elementi narrativi di “Captain America: Civil War”.

In quella pellicola T’Chaka, padre di T’Challa (Boseman) e re del Wakanda, rimane ucciso, ed è questo che determina la successione al trono del ragazzo. T’Challa, il nuovo Black Panther, è un uomo buono che dovrà rendersi conto di quanto complesso sia governare, avere tra le mani il potere assoluto e gestire un Paese tanto tradizionalista quanto potenzialmente attore di cambiamento, mantenendo la purezza degli intenti e la bontà delle intenzioni.

Co-scritto e diretto da Ryan Coogler, “Black Panther” si concentra sul fittizio stato del Wakanda, creando un senso di meraviglia in chi guarda e portando a riscoprire la forza del mito e del potere dell’immaginazione, grazie a un’incredibile resa estetica.

La terra natia del supereroe è forse la nazione più tecnologicamente avanzata al mondo e al contempo vive di una ruralità semplice, uno specchio per le allodole che serve a proteggerla dall’esterno. In questa fusione fra modernismo e natura non si avvertono stonature, una realtà non può esistere senza l’altra.

Il film si focalizza su grandi temi come l’immigrazione, il valore della famiglia, l’evoluzione della società e del pensiero comune, la necessità di un cambiamento globale, inserendo l’eroe e le sue avventure in un discorso di più ampio respiro.

Chadwick Boseman appare però abbastanza imbalsamato e inadatto al ruolo di protagonista; mentre meglio si muovono tutti gli altri personaggi, a cui viene dato il giusto spazio per affermarsi e portare avanti il proprio ruolo nella narrazione. Plauso con lode al villain, Erik Killmonger (Jordan), dalle idee estremiste e rivoluzionarie, mosso da un ben preciso risentimento che lo rende un nemico politico più che fisico.

Il regista Ryan Coogler riesce a cogliere negli usi e costumi di quest’Africa immaginaria e riscattata la forza di un popolo privilegiato e superiore, in grado di aiutare il mondo a essere migliore, ma ancora troppo spaventato dal mondo stesso per assumere il ruolo che gli competerebbe. Si avverte nel film tutta la tribalità, il senso di una forza antica e di genti, di sangue, di memoria nella descrizione dei wakandiani e del loro re.

Nell’ambito dei film di supereroi, “Black Panther” è come una gemma incastonata nel Marvel Cinematic Universe. Prima di tutto per la sua unicità: è un film maturo e consapevole del messaggio che veicola, che riflette in maniera intelligente sul significato delle radici, sul valore del riscatto, e che mostra un eroe capace di mettere in discussione le sue convinzioni e di misurarsi con il suo passato.

 

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