“Broker”: un on the road sorprendente, che diverte e commuove

Kore'eda racconta la famiglia che va oltre i legami di sangue, la famiglia che ci scegliamo

Un film di Kore’eda Hirokazu. Con Doona Bae, Song Kang-ho, Ji-eun Lee, Gang Dong-Won.
Drammatico. Corea del sud 2022

A Busan, la giovane madre in difficoltà So-young decide di lasciare il figlio appena nato nella “baby box” di un ospedale. A intercettare il pargolo sono però Sang-hyun e Dong-soo, che gestiscono un’attività clandestina di contrabbando di bambini per i quali cercano i genitori giusti, nonché i migliori offerenti, in tutto il paese. Dopo aver convinto la madre che sia la scelta migliore per il futuro del piccolo Woo-sung, il gruppetto inizia il viaggio ignaro che sulle loro tracce ci siano la poliziotta Su-jin e la giovane collega Lee, determinate ad arrestare i criminali dopo averli colti sul fatto.

 

Il tema è controverso quanto delicato: ha senso partorire un neonato per poi abbandonarlo? Da questo quesito ne scaturiscono altri, altrettanto scomodi. Una madre ha diritto al ripensamento? E qual è il “futuro migliore” per un neonato abbandonato, l’orfanotrofio oppure l’affidamento a una coppia benestante, anche se tramite canali non ufficiali?

Solo un regista geniale e raffinato come il giapponese Kore’eda Hirokazu, al suo ritorno a Cannes dopo quattro anni di assenza, poteva affrontare una questione tanto spinosa in modo poetico e garbato.

Il suo “Broker” inizia con una scena notturna e piovosa. Vediamo una figura femminile lasciare un neonato dentro la scatola della chiesa di Busan e poi fuggire via. Da lontano un’altra donna, interessata, sta osservando la scena.

A questo punto è necessaria una premessa: in Corea del sud, per arginare il fenomeno degli abbandoni con conseguenze drammatiche, sono state introdotte le cosiddette “baby box”, luoghi dove le neo mamme possono lasciare i bambini non voluti e affidarli alle cure dello stato, di orfanotrofi o chiese. Le madri in questione possono anche ripensarci, ma in quel caso vanno incontro a dure condanne per abbandono di minori.

Fin qui tutto bene – anche se viene da chiedersi quanto questa possibilità sia davvero un aiuto per le madri in difficoltà e non piuttosto un incentivo all’abbandono. Peccato che intorno a questo sistema chiamiamolo “protettivo” ruotino gruppi criminali che prelevano i bambini abbandonati e cercano poi per loro in tutto il paese la coppia di genitori adatta – ovvero quella disposta a pagare di più.

È questo che succede nella sequenza di apertura di “Broker”, con Sang-hyun e Dong-soo che convincono la madre del piccolo Woo-sung, So-young, che abbandonarlo sia la scelta giusta. In realtà la presunta coppia di malviventi si dimostra meno diabolica di ciò che sembra…

Il maestro Kore’eda si diverte a confondere le carte in tavola e il film, da storia cupa e angosciante, si trasforma in un viaggio catartico e salvifico per i diversi personaggi, che strada facendo, da Busan a Seul, e grazi al piccolo, ritrovano fiducia in se stessi e nel prossimo.

Ma chi era la donna che all’inizio del film osservava So-young? Anche da questo punto di vista il regista si diverte a giocare con il genere poliziesco, utilizzando la coppia di detective formata da Su-jin (Doona Bae) e Lee (Lee Joo-young), che stanno lavorando da tempo per scoprire i nomi dei broker illegali.

“Broker” è un film che diverte, emoziona, commuove, facendo anche riflettere sulle seconde possibilità e sul concetto stesso di famiglia, organismo primario che va oltre i legami di sangue.

 

Il biglietto da acquistare per “Broker” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre (con riserva).

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