“Bronx 80146”: poliziotti eroi nel film d’esordio di Riccardo Avitabile

Ragazzi di strada e attori non professionisti per un progetto dalla forte connotazione sociale

Un film di Riccardo Avitabile. Con Christian Maglione, Antonia Romano, Rico Torino. Poliziesco, drammatico, 65′. Italia 2020

Napoli, quartiere di San Giovanni a Teduccio. La periferia della città è contraddistinta da problematiche irrisolte, alimentate dal pugno della criminalità che le forze dell’ordine faticano a contrastare. La zona è denominata “Bronx”, a causa delle caratteristiche sociali che hanno da sempre segnato la malcapitata popolazione residente. Mentre la camorra si muove indisturbata, un piccolo comando di Polizia cerca stoicamente di fermarne i traffici, tentando di demolire definitivamente l’intera organizzazione malavitosa.

 

Il film d’esordio di Riccardo Avitabile, “Bronx 80146”, disponibile su Prime Video, racconta il quartiere periferico di San Giovanni a Teduccio, a Napoli, che riprende il nome del celeberrimo quartiere di New York per i problemi sociali e di criminalità che affliggono i residenti.

In particolar modo, Avitabile mette al centro del racconto il piccolo ma determinato comando di Polizia locale, che opera senza sosta per contrastare l’attività della camorra, regina incontrastata del luogo.

Al di là della componente propriamente artistica, “Bronx 80146” è un progetto dalla forte connotazione sociale. A recitare sono ragazzi di strada e attori non professionisti, e l’obiettivo è quello di gettare luce su una realtà troppo spesso ignorata. 

Ambientato in una Napoli desolata ma che non si perde mai d’animo, il film ribalta per certi versi la prospettiva, rispetto a quella a cui ci hanno abituati serie come “Romanzo criminale” o “Gomorra”. Qui i criminali non vengono mitizzati, ma mostrati per ciò che sono, ovvero i “cattivi” della storia. E gli eroi sono coloro che hanno il coraggio di opporsi alla malavita imperante.

La regia di Avitabile è ancora molto acerba, e “Bronx 80146” non brilla per le caratteristiche tecniche, va detto. Eppure alcune inquadrature, in particolar modo quelle dall’alto, hanno la capacità di lasciare incantato lo spettatore per la loro potente bellezza. E il finale apre la porta alla speranza.

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Nata a Napoli, a otto anni si trasferisce in provincia di Gorizia dove si diletta di teatro. Torna nella sua amata città agli inizi del nuovo millennio e qui si diploma in informatica e comincia a scrivere - pensieri, racconti, per poi arrivare al primo romanzo, "Anime". Nel frattempo ha cambiato di nuovo città e scenario, trasferendosi nelle Marche. Oggi conduce per RadioSelfie.it "Lo chiamavano cinema", un approfondimento settimanale sulla settima arte, e scrive articoli sullo stesso tema.

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