“Bull”: quando un incontro può cambiare una vita intera

Annie Silverstein dirige una convincente Amber Harvard in una storia di formazione e riscatto

Un film di Annie Silverstein. Con Yolonda Ross, Rob Morgan, Karla Garbelotto. Drammatico, 105’. USA 2019

A ovest di Houston, una ragazzina ribelle incontra un vecchio torero che ha visto i suoi giorni migliori nell’arena. È una collisione che li cambierà entrambi.

 

A prima vista potrebbe sembrare la classica storia di formazione giovanile – con protagonista la quattordicenne Kris, interpretata dalla bravissima Amber Havard – ma in realtà “Bull”, dell’esordiente Annie Silverstein, è molto di più.

Costretta a maturare prima del tempo non potendo contare su alcun sostegno genitoriale, affidata insieme alla sorellina alla nonna materna che però è anziana e malata, Kris si trova coinvolta da gruppo di suoi coetanei in feste a base di droga e alcool.

Ed è proprio dopo una notte di eccessi che la ragazzina fa la conoscenza di Abe Turner (Morgan), una leggenda nell’ambito del rodeo di tori, che non vuole saperne di appendere cappello e stivali al chiodo.

Kris e Ube, dopo un’iniziale e reciproca diffedenza, instaurano un profondo legame, non lontano da quello tra un padre e una figlia. Lei vuole imparare i segreti per cavalcare un toro; lui pensa che possa essere l’occasione di cambiare.

“Bull” affianca così, al racconto di formazione, la storia di riscatto, grazie a una bella sceneggiatura, che evita di indulgere nell’eccessiva retorica, e a un’efficace messa in scena.

In certi momenti e passaggi, il film ricorda “L’uomo che sussurrava ai cavalli” con Robert Redford e una giovanissima Scarlet Johansson. Sarà il tempo a dare l’ultima parola, ma stasera non ci sembra esagerato dire che è nata una stella di nome Amber Harvard.

 

Il biglietto da cquistare per “Bull” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio (con riserva). Ridotto. Sempre.