Buona la prima: 5 capolavori che non hanno avuto alcun seguito

di Antonietta Mirra

 

Oggi le ragioni di mercato la fanno da padrone, anche nel mondo della narrativa. Se uno scrittore riesce a produrre un’opera di successo e a imporsi all’attenzione del pubblico è sicuro che nel giro di un paio d’anni il suo nome comparirà come minimo su altri due o tre romanzi. La sovrabbondanza produttiva è un problema tutt’altro che insignificante, nel 2014.

Il gattopardo, copertina

Non è sempre stato così. Ci sono alcuni grandi scrittori che durante la loro vita hanno firmato un’unica opera di successo e dopo si sono ritirati a vita privata. Con la nostra mentalità moderna non possiamo non sgranare gli occhi davanti a queste storie. In fondo quando ciò che si produce è un totale buco nell’acqua abbandonare l’estro narrativo e dedicarsi a qualcos’altro è relativamente semplice, ma quando il romanzo riscuote un successo enorme, che lo consacra come icona di tutto un genere o di un periodo letterario, come si fa, dopo, a non scrivere più nulla?

La domanda è di quelle complesse, ed è impossibile trovare una risposta se non ammettendo che questi scrittori così risoluti rappresentano casi particolari, eccezioni alla regola.

Curiosi di conoscere questi 5 personaggi e le loro storie? Riprendendo un pezzo del Book Blog di Barnes & Noble ecco la curiosa rassegna.

 

Giuseppe Tomasi di Lampedusa: Il Gattopardo 
L’autore del celebre “Il Gattopardo” era siciliano e abituato a vivere in solitudine, lontano dagli schiamazzi e dalle chiacchiere tipiche degli ambienti più frequentati. Sua sorella morì di difterite ed egli restò così il figlio unico di una madre a cui era molto legato e di un padre freddo e distaccato. Arruolatosi come soldato, combatté nella Prima guerra mondiale, scappò dalla prigionia e una volta ritornato in Sicilia studiò letterature straniere. In un secondo momento si sposò, viaggiò molto in compagnia della madre e condusse una vita tranquilla e ordinaria. Soltanto negli anni ’50 scrisse il romanzo che lo rese celebre in tutto il mondo, Il Gattopardo, che racconta i cambiamenti subiti dalla società siciliana durante il periodo dell’unificazione. Il manoscritto fu presentato dall’autore a due editori che lo rifiutarono senza troppi complimenti. Nel 1957 Tomasi di Lampedusa venne stroncato da un cancro. A un anno dalla morte la sua opera venne pubblicata, ricevendo un forte apprezzamento a livello internazionale. Dal momento che l’autore morì prima di vedere la sua creatura consacrata nel pantheon letterario, non sappiamo se, spinto dal successo, avrebbe o meno scritto qualcos’altro dopo.

Gregory David Roberts: Shantaram 
Il romanzo Shantaram, Uomo della pace di Dio è stato scritto dall’autore dopo una vita ricca di esperienze e di particolarità. Nonostante egli abbia ammesso che la sua non è un’autobiografia, è evidente che in essa sono presenti avvenimenti e personaggi reali, che hanno davvero fatto parte della sua esistenza. Roberts è stato un rapinatore, un carcerato e un eroinomane. Un novello Robin Hood, secondo qualcuno, poiché rubava soltanto a chi possedeva un’assicurazione alta – con la differenza che i soldi, lui, non li usava per sfamare i bisognosi ma per procurarsi la droga. L’evento che ha fatto collassare il suo giudizio e lo ha reso un criminale a tutti gli effetti è stato il fallimento del suo matrimonio e la perdita della custodia della figlia. Da quel momento in poi il suo istinto criminale ha preso il sopravvento e lo ha condotto, una volta riconciliatosi con la vita e con la legge, a scrivere questa unica opera da subito giudicata interessante, con ottime caratterizzazioni e descrizioni della società indiana.

Margaret Mitchell: Via col vento
Chi non conosce lo struggente film, pietra miliare del cinema, Via col vento? Chi non lo ha visto, almeno una volta? Le mani si alzeranno numerosissime. La risposta non è invece così scontata se ci si spinge a chiedere notizie delle frequentazioni con il romanzo di Margaret Mitchell – da cui la storia di Rossella è tratta. Il libro fu pubblicato nel 1936 e dopo sole quattro settimane le copie vendute superarono quota 180 mila. Il titolo, romantico e malinconico al contempo, di sicuro effetto sul pubblico, fu preso in prestito dal verso di una poesia di Ernest Dowson. L’anno dopo l’uscita del romanzo, la Mitchell, scrittrice e giornalista statunitense, vinse il Premio Pulitzer e l’anno successivo fu una trai i candidati per il Premio Nobel per la Letteratura. Considerato il successo straordinario riscosso da Via col vento, immediatamente partirono le trattative per una trasposizione cinematografica – che venne realizzata nel 1939, per la regista di David O. Selznick e con attori del calibro di Vivien Leigh e Clarke Gable. Nonostante i riconoscimenti, però, l’autrice si rifiutò sia di scrivere un sequel della sua opera che di prendere parte all’adattamento. I suoi eredi hanno poi autorizzato due sequel del grande romanzo, ma ovviamente nessuno di questi ha riscosso neppure un briciolo del successo dell’opera prima.

Harper Lee: Il buio oltre la siepe
Il buio oltre la siepe è uno dei romanzi più famosi di tutti i tempi. Pubblicato nel 1960, valse all’autrice Harper Lee il Premio Pulitzer. Nel 1962 venne realizzata la trasposizione cinematografica, interpretata da Gregory Peck, che si aggiudicò ben tre Oscar. Il 5 novembre 2007 la scrittrice è stata premiata con la più alta onorificenza civile statunitense, la Medaglia Presidenziale della libertà, per il suo unico romanzo, considerato eccezionalmente importante per gli Stati Uniti e per il mondo intero, come esempio di ottima scrittura e modello di sensibilità umana. Harper Lee, da sempre restia a comparire in pubblico e farsi intervistare, è stata a più riprese sospettata di essere alle prese con una nuova storia. Ma sia il suo secondo romanzo – The Long Goodbye – che un saggio incentrato su un omicida seriale in Alabama non hanno mai visto la luce.

J.D. Salinger: Il giovane Holden
J.D. Salinger rischia di uscire dalla categoria di cui stiamo parlando – quella di “autori che hanno firmato una sola opera” – per il semplice fatto che scrisse moltissimo, durante la sua vita. Eppure, nonostante la mole di racconti e articoli pubblicati anche su grandi quotidiani statunitensi come il New Yorker, Il giovane Holden resta l’unico romanzo firmato da questo controverso autore.


A voi la parola, amici lettori e scrittori. Prima di tutto conoscevate già le storie di questi grandi autori, che hanno scelto di legare il proprio nome a un’unica opera indimenticabile? E cosa ne pensate? Non trovate anche voi che oggi si senta la mancanza della scrittura portata avanti solo per ispirazione e non per ragioni di mercato? Aspettiamo di conoscere il vostro parere.