Cartoline da Venezia 2019: tempo di bilanci, di riflessioni e di saluti

I nostri quattro inviati dalla Laguna ci raccontano la loro esperienza, e cosa resta di questi 10 giorni

La Mostra del cinema di Venezia è un’avventura incredibile, un concentrato di bellezza e passione tutto in unico luogo, una manciata di giorni che quasi si sottraggono al normale scorrere del tempo.

La Mostra del cinema di Venezia – come ci ha insegnato in questi anni di assidua presenza il nostro buon Vittorio de Agrò – è anche una maratona, dove si corre per strappare un accesso in sala, si corre per riuscire a beccare il vip di turno e magari rubargli uno scatto, si corre per non bucare nessuno dei film presentati…

Venezia ha molte anime, molti risvolti. Per il quarto anno consecutivo Parole a Colori ha cercato di raccontarvene almeno una parte. Cosa resta di queste dieci, intense giornate in Laguna? Ce lo dicono i nostri quattro valenti inviati, nell’ultima cartolina dell’edizione 2019.

 

LA SOCIAL MEDIA MANAGER – FEDERICA RIZZO

E anche quest’anno sono sopravvissuta a #Venezia76! È sempre complicato raccontare cosa esattamente si vive nei dieci giorni di Festival: un misto tra euforia e stanchezza, tra emozione e ansia, tra stress e bellezza. È come stare in una centrifuga, costantemente in funzione. Un grande e divertentissimo “villaggio turistico” a tema cinema nel quale perdi la cognizione del tempo, che qui viene scandito solo da proiezioni e conferenze. Pasti fugaci, caffè che si accumulano, milioni di passi che diventano km. Le file sotto il sole, le chiacchiere e le opinioni scambiate tra uno Spritz e una Coca Cola Ma com’è Marriage story?”, “Bene, allora lo recupero” -, un’umidità bestiale che può, all’improvviso, lasciare il posto al gelo. E lo spettacolo del cinema che accade. E per 10 giorni non esiste altro! E, alla fine, può anche capitare che il tuo film preferito vinca.

 

LA CINEFILA – SOFIA PERONI

Per me la Mostra del cinema di Venezia è diventata l’appuntamento che chiude l’estate e apre le porte a una nuova stagione cinematografica. È il periodo che attendo con ansia: i giorni precedenti fremo al pensiero delle anteprime, delle star e dei red carpet; del freddo delle sale che pizzica sulla pelle anche quando sei già fuori, in coda per un rapido caffè, mentre discuti con colleghi e amici di quello che hai visto. In quei momenti, i vividi colori impressi nella mente dopo un film prendono forma sulle labbra, poi su un documento di testo e, recensione dopo recensione, il nostro Parole a Colori diventa il testimone di tanta bellezza. Da tre anni sono cliente abituale di questo villaggio cinematografico – così mi piace chiamarlo! -, un villaggio cullato dal mare e illuminato di luce grazie alle stelle che lo popolano ogni giorno. Con occhi sognanti, il cuore ricolmo di gioia e la perenne ombra di un sorriso, vivo Venezia 76 come ogni anno: come un sogno. In attesa della prossima edizione continuerò a far visita al Lido con la mente, accarezzando i ricordi più belli che questa opportunità ha saputo darmi.

 

LA NEOFITA – CONCETTA PIRO

Il Festival di Venezia è come un universo parallelo. Per tutto il tempo in cui lo vivi – che siano due giorni, cinque o l’intera sua durata – il tempo sembra scorrere con una cadenza tutta sua e la normalità diventa un optional, che non ti puoi permettere. Dormi qualche ora, se sei fortunata mangi, e dopo un po’ ti accorgi che sopravvivi grazie all’adrenalina – o all’incazzatura – che la visione di ogni film ti provoca. Il cinema è l’unico vero protagonista. Si parla di “lui” prima di andare a dormire, appena svegli, durante le code tra una proiezione e l’altra, nelle pause rubate. Su di “lui” si concentra l’attenzione generale; è “lui” il bene che fa passare in secondo piano anche le giornate peggiori. Quelle in cui fai ore di coda per entrare in sala conferenze, e poi ti dicono che tanto non entrerai. Quelle in cui la pioggia cade così tanto da allagare tutto e tu resti bloccata nel palazzo del Casinò. Quelle in cui perdi il traghetto, scendi alla fermata sbagliata di notte, il cuscino è scomodo, i rumori di una casa estranea ti rubano il sonno. A Venezia, quando tutto gira storto, tu pensi al cinema, e vai avanti. E così, mentre riponi il pass, compagno fedele di corse e file, preparando la valigia per tornare a casa, già conti i giorni che ti separano dal prossimo Festival.

 

IL VETERANO – ROBERTO SAPIENZA

Che cosa mi resta della quarta esperienza al Festival del cinema di Venezia? Dovrei dirvi della fortuna che ho avuto di condividere questa avventura, bella quanto faticosa, con tre colleghe agguerrite ma prima di tutto amiche. Dovrei raccontarvi della gioia di aver rivisto vecchi amici e incontrato facce nuove, tutti ben felici di fare code e sopportare condizioni climatiche avverse, saltare pasti e sorbire caffè freddi pur di vedere più film possibile. Dovrei tediarvi ancora una volta con la storia dei miei selfie sfocati con le star, sempre più stupite e divertite nell’essere coinvolte in grotteschi momenti. Dovrei lamentarmi di alcune scelte di fatte dalla direttora Turillazzi, ben sapendo però che la sua lista si accetta e non si discute. Dovrei ribadire come il mio fisico porti ancora i segni del “Ferragni day”. Dovrei scrivere un commento sui i vincitori della sezione Orizzonti, ma per farlo dovrei bere o mangiare le stesse cose della giuria, perché solamente così potrei risultare altrettanto follemente creativo. Dovrei dire molte cose, ma preferisco riprendere un personaggio de “La mafia non è più quella di una volta” e chiosare con un laconico: “No coment”. Al 2020, forse.

 

Dal Lido è davvero tutto. Con lo speciale di Parole a Colori da Venezia ci vediamo il 2 settembre 2020.

 

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