Cartoline da Venezia: cala il sipario sulla 74° Biennale del cinema

Considerazioni e impressioni dei nostri inviati Sapienza e Lotti alla fine dei 10 giorni di kermesse

Il Leone d’Oro a “The Shape of Water” di Guillermo del Toro ha segnato l’ultimo atto della Mostra del cinema di Venezia 2017. Una Mostra che abbiamo seguito nei suoi dieci giorni, tra eventi, conferenze stampa e tanti, tanti film.

Cosa resta di questo periodo in Laguna? Lo abbiamo chiesto ai due protagonisti dello speciale di Parole a Colori, gli inviati Vittorio De Agrò – alias Roberto Sapienza – e Valeria Lotti.

 

IL VETERANO

Di critiche da fare ne avrei diverse – ad esempio sui colori dei badge stampa che non tornano, sulle file interminabili, su qualche conferenza off limits – ma poi il caporedattore Turillazzi, dall’alto del suo approccio ghandiano agli uffici stampa, potrebbe togliermi il saluto – e il mandato.

Potrei dirvi allora che in questi dieci giorni sono ingrassato, invecchiato, che ho smarrito gli occhiali da vista, e danneggiato la tracolla della mia borsa pquadro appena comprata, ma sempre la pacata Turillazzi mi direbbe: “Vittorio, il giornalista è un mestiere da uomini duri”.

Potrei dirvi che non ho fatto, per scelta, nessun selfie con le stelle che hanno affollato il Lido in questi giorni, preferendo scattare foto solo con le persone che stimo e a cui voglio bene.

Potrei dirvi che Venezia 74 è stata faticosa e impegnativa sul piano fisico quasi quanto Cannes, segno evidente che il tempo della badante è sempre più vicino.

Potrei dirvi di aver conosciuto e apprezzato nuovi attori e registi stranieri, ma mi piace sottolineare anche come il cinema italiano abbia fatto una figura più che dignitosa confrontandosi con i giganti.

Di considerazioni da fare ce ne sarebbero, ma ciò che davvero conta è che ho già iniziato il conto alla rovescia per la Festa del cinema di Roma, prossimo evento in calendario. Perché l’inviato non si ferma mai.

Per quanto io sia un lupo solitario, è stato un piacere e un onore condividere questa esperienza con Valeria Lotti, che con eleganza ha sopportato le mie nevrosi festivalierie. Grazie anche a Roberta Turillazzi, che dalla redazione mi ha supportato e arginato quando era il caso. Ma in fondo, senza i miei messaggi vocali non sarebbe forse tutto un po’ più noioso?

 

LA NEW ENTRY

Dopo dieci giorni passati in una dimensione parallela scandita dagli orari delle proiezioni, eccoci di ritorno alla vita reale.

Cosa resta di Venezia 74 nel cuore di una novellina come me? Sicuramente la soddisfazione di aver partecipato a uno dei più prestigiosi festival del cinema al mondo, nel bene e nel male: poche ore di sonno e lunghe file, ma anche ottimi film e incontri interessanti.

Alla fine mi sono ritrovata a fare il tifo per i miei film preferiti quasi si trattasse di una squadra di calcio, con conseguente esultanza o delusione al momento della proclamazione dei premi.

Ma questa avventura non sarebbe stata quel che è stata se non l’avessi condivisa con il gentilissimo stacanovista De Agrò e con altri fieri combattenti: il cinema coinvolge di più quando se ne discute in buona compagnia!

Che altro dire, signori? Ci vediamo a Berlino!