Cartoline dal Festival di Cannes | “Atlantique” e “Il paradiso probabilmente”

L'esordio alla regia della promettente Mati Diop. Le osservazioni della realtà di Elia Suleiman

Siamo ai titoli di coda, dal Festival di Cannes 2019. E come potrebbe salutarvi, la vostra inviata number two, se non con altre due recensioni della categoria “i film che Roberto Sapienza non ha potuto vedere per mancanza di tempo o del dono dell’ubiquità?”.

Si tratta di “Atlantique”, esordio alla regia della francese Mati Diop, e di “Il paradiso probabilmente” (It must be heaven), commedia contemporanea di Elia Suleiman, entrambi presentati nel concorso principale.

 

“ATLANTIQUE”: ESORDIO INGENUO PER UNA CINEASTA PROMETTENTE

di Mati Diop. Con Ibrahima Mbaye, Abdou Balde, Mame Bineta Sane, Aminata Kane,  Traore, Mbow. Drammatico, 104′. Francia 2019

Alla periferia di Dakar, gli operai di un cantiere, senza stipendio da quattro mesi, decidono di prendere la via del mare, alla volta della Spagna e di un futuro migliore. Tra di loro c’è Souleiman, l’innamorato della giovane Ada, promessa ad un altro. Qualche giorno dopo la partenza notturna dei ragazzi, la festa di nozze di Ada e Omar viene rovinata da un incendio, nella casa nuova dei due sposi, appiccato da un disturbatore sconosciuto. Intanto, una misteriosa febbre ha contagiato le ragazze del quartiere e il nuovo commissario che si occupa del caso dell’incendio. E qualcuno dice di aver visto tornare Souleiman…

“Atlantique” di Mati Diop è un film dalla forte anima africana, difficile da comprendere pienamente se si ignora del tutto la cultura del “continente nero”, dove le credenze magiche si fondono strettamente con la realtà.

Il film comincia come una storia d’amore e si evolve in una storia di giustizia negata e reclamata con forza da coloro che non ci sono più. Ma i personaggi sono gli stessi e le due trame si incrociano con grazia.

Tutto si svolge a Dakar, tra le strade polverose e l’oceano brillante, dove la protagonista Ada, promessa sposa a un giovane benestante, è in realtè innamorata di un altro uomo, partito in quell’Oceano Atlantico allo stesso tempo così dolce e così terribile.

 

“IL PARADISO PROBABILMENTE”: RIFLESSIONI SU UN MONDO DIVENUTO SURREALE

di Elia Suleiman. Con Gael Garcia Bernal, Ali Suliman, Elia Suleiman, Holden Wong, Robert Higden, Sebastien Beaulac. Commedia, 97′. Francia 2019

Es è fuggito dalla Palestina alla ricerca di una patria alternativa o di una terra che lo accolga, ma si renderà presto conto che il suo paese d’origine lo segue come un’ombra. La promessa e la speranza di una nuova vita si trasformano rapidamente in una commedia dell’assurdo. Per quanto si allontani dal suo paese e visiti nuove città, da Parigi a New York, c’è sempre qualcosa che gli ricorda casa.

“Il paradiso probabilmente” di Elia Suleiman è un’osservazione sulla società moderna attraverso piccole azioni quotidiane. L’osservatore è Suleiman in persona, munito di cappello, occhiali ed espressione curiosa.

A Nazareth, Parigi e New York il regista osserva in silenzio situazioni a volte comiche e cerca di mostrarci che ci sono vari motivi per cui il suo film non poteva essere realizzato. Eppure eccolo là, sullo schermo davanti ai nostri occhi, dedicato alla sua Palestina.

La questione israelo-palestinese è presente, forse è persino il cuore dell’intero film, ma la percepiamo con tale delicatezza che possiamo dedicarci a contemplare l’uccellino che impedisce a Suleiman di scrivere al computer. Perché il regista non ci chiama a una lotta politica ma ci mostra semplicemente la realtà attraverso il suo sguardo, in un film che è contemporaneamente lieve e potente.

 

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Originaria della provincia di Roma, vive tra l'Europa e la Cina, coltivando la sua passione per lo studio di società e culture. Dottoranda a Berlino, ama scrivere di cinema, viaggi e letteratura. Si ritiene democratica e aperta alla critica, purché non sia rivolta ai libri di Harry Potter.

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