“Cercando Grace Kelly”: recensione del romanzo di Michael Callahan

Il libro edito da Piemme unisce commedia, attenta ricostruzione storica e un pizzico di thriller

I romanzi ambientati a New York tra anni ’50 e ’60 sono una delle mie ultime passioni in ordine di tempo in fatto di libri. Non so proprio resistere all’ambientazione “vintage”, che se ben gestita regala sempre grandi soddisfazioni, né ai personaggi.

Ho scoperto Cercando Grace Kelly di Michael Callahan, edito da Piemme, quasi per caso – non per niente il libro è uscito a giugno 2016, non proprio l’altro ieri. La sinossi mi ha conquistata sin da subito, ma devo ammettere che la lettura mi ha sorpresa.

La storia di Laura, Dolly e Vivian, ventenni nella Grande mela del 1955, alla ricerca ognuna del proprio posto del mondo, infatti, comincia come la consueta commedia generazionale-sentimentale ad ambientazione storica per virare però, imprevedibilmente, verso il dramma e il thriller. E questo, in un panorama editoriale dove molto spesso i libri di questo genere tendono a essere un po’ troppo zuccherosi e talvolta melensi, è una carta vincente.

Il finale, poi, senza voler fare spoiler, lascia con l’amaro in bocca perché siamo abituati a storie con un fine più o meno lieto (non sempre le protagoniste ottengono ciò che vogliono, spesso si devono accontentare o ridimensionare e via dicendo), ma mai catastrofico. Invece Callahan è bravo a mescolare le carte in tavola, ma soprattutto a sviluppare la sua narrazione in modo non convenzionale.

Attraverso le pagine si percepiscono chiaramente la passione e l’amore dell’autore (editor della rivista “Vanity Fair”) per New York. La ricostruzione della vita nella metropoli di metà Novecento e soprattutto quella al Barbizon Hotel, alloggio per sole ragazze dove hanno abitato, tra le altre, personaggi del calibro di Grace Kelly, è accurata, vivida, attenta. Sembra davvero di trovarsi lì, tra tè con le “Zitelle”, riunioni di redazione nella rivista “Mademoiselle”, serate al club.

Quelli che, nonostante i tempi, non sembrano molto cambiati sono i rapporti umani, con i genitori e la famiglia, con i datori di lavori e i colleghi, con le amiche e le conoscenti, con gli esponenti dell’altro sesso. Per quanto l’autorealizzazione sia importante, alla fine, è sempre l’amore – o la mancanza di questo – a dare un senso alla vita, oppure a toglierglielo.

Un romanzo ben scritto e ben ideato, che racconta la sua storia senza forzature ma con quel pizzico di suspence in più e quell’elemento thriller che lo rendono particolare, diverso da qualsiasi altro del suo genere.

 

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