“Cobra Kai”: una terza stagione interlocutoria, con alcuni grandi ritorni

Johnny Lawrence e Daniel Lo Russo ancora contro nello spin-off della saga di Karate Kid

Una serie ideata da Jon Hurwitz, Hayden Schlossberg e Josh Heald. Con William Zabka, Ralph Macchio,
Xolo Maridueña, Mary Mouser, Tanner Buchanan, Martin Kove.
Commedia drammatica. USA. 2018-in produzione

 

Se il mio 2020 televisivo si è chiuso all’insegna delle sorprese e della sperimentazione (“Paranormal”, “Alice in Borderland”, “Il vuoto dopo di te”), il 2021 non poteva non iniziare con la visione della terza, attesissima stagione di “Cobra Kai”.

Netflix ha voluto anticipare di una settimana la messa in onda, mandando in visibilio i milioni di fan che hanno eletto la stagione numero due come la più vista sulla piattaforma nei dodici mesi passati.

Dove eravamo rimasti? Miguel (Maridueña) è in coma dopo essere volato dalle scale della scuola al termine del drammatico scontro con il suo rivale di karate e in amore Robby Keene (Buchanan). Dalla rissa tra gli allievi del dojo Miyagi e quelli del Cobra Kai tutti sono usciti malconci.

Daniel Lo Russo (Macchio) sembra aver perso il tocco, o se preferite la saggezza ispirata al suo compianto Maestro. Johnny (Zabka), dal canto suo, si trova davanti a una situazione dolorosissima: il suo migliore allievo rischia la vita per mano di suo figlio. Per Johnny sembra la fine della rinascita; i demoni dell’alcool si riaffacciano e l’odio per Lo Russo diventa ancora più forte.

L’unica nota positiva di un finale davvero cupo era stata la speranza che nei nuovi episodi avremmo potuto assistere a un altro, clamoroso ritorno, quello di Elisabeth Shue nel ruolo di Ali Mills (ruolo con cui aveva esordito nel film “Karete Kid” nel 1984).

Senza voler fare spoiler, posso dirvi che la terza stagione di “Cobra kai” è effettivamente la stagione dei ritorni. Lo spettatore più attempato si prepari a un Amarcord totale, che potrebbe anche provocargli una leggera commozione.

Gli sceneggiatori gettano un ponte verso il secondo film della saga, con la storia che si divide tra il Giappone e gli Stati Uniti e il passato e il presente dei personaggi che tornano a mescolarsi. Ma c’è di più.

In questi anni abbiamo scoperto diverse cose sul passato dei personaggi, ma se ci pensate bene sapevamo poco o niente del vero villain della storia, il sensei John Kreese (Kove). Kreese ha sempre parlato poco, ha manipolato e agito nell’ombra, riuscendo abilmente a mettere uno contro l’altro. Nei nuovi episodi assistiamo probabilmente al suo capolavoro di strategia e cinismo. Ma chi è esattamente il sensei? È stato davvero un militare? Cosa sappiamo del suo passato? Avremo alcune risposte in questi dieci episodi.

Personalmente ho avuto la sensazione che la terza stagione di “Cobra Kai” sia stata pensata come una stagione quasi interlocutoria per i protagonisti. Mancano avvenimenti eclatanti o comunque capaci di far compiere un salto qualitativo ai personaggi. Anzi, lasciando parlare il mio lato critico, devo dire che mi sarei aspettato qualcosa di più dai giovani interpreti, apparsi piuttosto frenati a livello recitativo e poco aiutati dallo script.

Invece gli sceneggiatori hanno preferito dare spazio al ritorno di alcuni interpreti storici della saga (spicca su tutti la suddetta Elisabeth Shue) e colpendo “senza pietà” la curiosità dello spettatore inserendo brevi quanto suggestivi flashback in bianco e nero su un giovanissimo Kreese (che mostrano, ad esempio, perché abbia scelto il cobra come simbolo del suo dojo).

Una stagione divertente ed emozionante, che offre al contempo una chiave di lettura diversa sul tema del bullismo scolastico. Una stagione di tradimenti, gelosie e invide, ma anche di ritrovate amicizie e catartiche alleanze.

Una stagione che prepara il terreno per la prossima, che si preannuncia davvero scoppiettante e forse risolutiva. Il dado è tratto e i protagonisti sono consapevoli che la battaglia finale è prossima. Nessuna pietà. 

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