“Collective”: un bel documentario costruito come un thriller investigativo

Alexander Nanau, non solo regista, ma produttore, montatore e direttore della fotografia, indaga

Un film di Alexander Nanau. Documentario, dramma, 109′. Romania, Lussemburgo 2019

Bucarest. Il 30 ottobre 2015 un locale di musica, il Club Colectiv, va in fiamme mentre si sta svolgendo il concerto di un gruppo rock. I ragazzi, presi dal panico, si accalcano verso le uscite di sicurezza, trovandone molte non a norma. È una tragedia: 27 morti, e molti ricoverati con ustioni negli ospedali della città. Qualche tempo dopo il numero è più che raddoppiato, fino al totale di 64 vittime.

 

Il documentario di Alexander Nanau “Colectiv”, presentato fuori concorso a Venezia 2019, si pone l’obiettivo di seguire e ricostruire una vicenda avvenuta in Romania nel 2015, raccontando al contempo il Paese nella sua interezza. 

Insieme a Catalin Tolontan e Mirela Neag, giornalisti di un quotidiano sportivo, Nanau indaga sulla sanità rumena, scoprendo in tempo reale, insieme a noi, le svolte rocambolesche della vicenda, e mescolando immagini tratte dai media a osservazioni ravvicinate del lavoro di giornalisti e politici.

La bravura del regista – qui anche nelle vesti di produttore, direttore della fotografia e montatore – sta nel coinvolgere lo spettatore attraverso un racconto dettagliato ma mai noioso, portato avanti a ritmo serrato.

L’alternarsi dei diversi punti di vista – giornalisti, vittime, politici – consente di analizzare la situazione nel suo insieme fino a comprenderne la gravità. Si ha la sensazione che ci vengano a poco a poco aperti gli occhi sulla realtà, e che questa, tra governati irresponsabili, corruzione, nepotismo, sia più familiare di quanto vorremmo.

 

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