“Curon”: tra mistero e thriller, la produzione tutta italiana su Netflix

Curata e convincente la componente scenica, la fotografia e le inquadrature, molto meno la recitazione

Una serie ideata da Ezio Abbate, Ivano Fachin, Giovanni Galassi e Tommaso Matano. Con Valera Bilello, Luca Lionello, Federico Russo, Margherita Morchio, Anna Ferzetti.
Thriller, drammatico. Italia. 2020-in produzione

Anna Raina, una donna milanese, fa ritorno dopo 17 anni di assenza nel natio paese di Curon, piccola località di montagna sulle rive di un lago su cui circolano strane leggende, insieme ai figli gemelli adolescenti Mauro e Daria. Nonostante i tentativi di dissuasione del nonno Thomas, la famiglia si stabilisce nell’albergo di quest’ultimo. Mentre i ragazzi si ambientano nella nuova realtà, Anna scompare misteriosamente; nel tentativo di ritrovarla, i gemelli scoprono i numerosi misteri del paese e sono costretti ad affrontare un’oscura eredità familiare.

 

Atmosfere dark con qualche tocco di fantastico e uno stile di racconto tipico del thriller: “Curon”, ideata da Ezio Abbate, Ivano Fachin, Giovanni Galassi e Tommaso Matano, è disponibile su Netflix dal 10 giugno.

La serie è 100% italiana, dalla produzione ai protagonisti passando per la suggestiva ambientazione – il paesino del titolo esiste davvero e si trova in Trentino Alto Adige, sulle sponde del lago di Resia (Bolzano). Ed è qui che si sono svolte gran parte delle riprese.

Nonostante la presenza di Valeria Bilello e Luca Lionello, che vantano un cv di tutto rispetto, sono il cast e la recitazione il limite maggiore della serie. Le interpretazioni piatte e poco coinvolgenti, e i dialoghi lenti e poco interessanti, fanno sì che i personaggi non risultino all’altezza della storia che raccontano e che l’attenzione del pubblico si perda.

Convincente, invece, l’uso che i registi fanno della fotografia e delle inquadrature.

L’impressione complessiva è che il budget a disposizione non sia stato sufficiente a coprire l’intera produzione e che gli ideatori di “Curon” abbiano dovuto scegliere tra componente scenica e recitativa, privilegiando la prima e creando quindi una voragine tra i due piani.