David di Donatello 2020: “Il traditore” guida la carica dei nominati

Il film di Marco Bellocchio in lizza in 18 categorie. Lo seguono “Pinocchio” e “Il primo re” con 15

La 65° edizione dei David di Donatello entra nel vivo, con l’annuncio delle candidature, e la nostra analisi. I premi del cinema italiano saranno assegnati venerdì 3 aprile, con la serata di premiazione trasmessa in diretta su Rai 1 e condotta da Carlo Conti.

“Il traditore” di Marco Bellocchio ha ottenuto il maggior numero di nomination, ben 18, seguito da “Pinocchio” di Matteo Garrone e “Il primo re” di Matteo Rovere (15) e “Martin Eden” di Pietro Marcello (11). A completare la cinquina delle pellicole in lizza per il Miglior film e la Miglior regia “La paranza dei bambini” di Claudio Giovannesi.

Tra le sorprese c’è sicuramente “5 è il numero perfetto” dell’esordiente Igort, che ha ottenuto 9 nomination (inclusa quella a Toni Servillo come migliore attore protagonista). Tra i grandi delusi “Suspiria” di Luca Guadagnigno, che deve accontentarsi di 6 nomination, principalmente in categorie tecniche.

Nelle quattro categorie legate alla recitazione, le sorprese sono davvero poche. Servillo, Luca Marinelli (Martin Eden), Alessandro Borghi (Il primo re), Pierfrancesco Favino (Il traditore) e Francesco Di Leva (Il sindaco del rione Sanità) si contendono il David per il miglior attore protagonista. Valeria Bruni Tedeschi (I villeggianti), Jasmine Trinca (La dea fortuna), Isabella Ragonese (Mio fratello rincorre i dinosauri), Linda Caridi (Ricordi?), Lunetta Savino (Rosa) e Valeria Golino (Tutto il mio folle amore) quello per la protagonista.

Dopo aver trionfato agli Oscar e aver raccolto consensi, e premi, praticamente ovunque, “Parasite” di Bong Joon Ho si aggiudica anche il David come migliore film straniero (che come di consueto è stato assegnato al primo turno di votazione).

Interessante, per finire, la scelta della cinquina dei documentari. A contendersi la vittoria “Citizen Rosi” di Didi Gnocchi e Carolina Rosi, “Fellini fine mai” di Eugenio Cappuccio, “La mafia non è più quella di una volta” di Franco Maresco, “Se c’è un aldilà sono fottuto. Vita e cinema di Claudio Caligari” di Simone Isola e Fausto Trombetta e “Selfie” di Agostino Ferrente.

Non ci resta che aspettare il 3 aprile per conoscere i vincitori di quelli che si confermano i premi più attesi del cinema di casa nostra. Può partire il conto alla rovescia.

 

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