“Death to 2020”: un documentario fittizio per sorridere dei drammi

Volti noti come Hugh Grant, Samuel L. Jackson e Lisa Kudrow interpretano persone comuni

Photo credits: Keith Bernstein/Netflix

Un film di Al Campbell e Alice Mathias. Con Samuel L. Jackson, Hugh Grant, Lisa Kudrow, 
Kumail Nanjiani, Tracey Ullman, Samson Kayo, Diane Morgan, Cristin Milioti, Joe Keery, Laurence Fishburne, Angelo Irving. Commedia, 70′. USA 2020

Alcune figure che hanno riempito gli schermi televisivi durante l’anno, politici, scienziati, psicologi, ma anche persone comuni, affrontano gli argomenti più caldi dell’ultimo anno, argomenti che hanno interessato Stati Uniti e Regno Unito. Si discute riguardo gli incendi boschivi in Australia, i discorsi ambientali di Greta Thunberg al Forum economico mondiale, le elezioni presidenziali negli States e l’uccisione di George Floyd. Grande protagonista del 2020 è ovviamente la Pandemia di Covid-19, che viene sviscerata in ogni sua fase. A stemperare l’aria tossica degli eventi ci sono anche argomenti più “leggeri”, come gli Oscar 2020 e il Megxit. A questa carrellata di informazioni e ricordi del 2020, seguono dei pronostici da parte dei protagonisti riguardo il 2021, finora l’anno più atteso della storia.

 

A pensarci bene il 2020 è stato un anno talmente paradossale e complesso che farlo diventare il protagonista di un film di fantascienza non è un’idea poi così tanto banale.

Ci hanno pensato per primi i creatori di “Black Mirror”, Charlie Brooker e Annabel Jones, con il mockumentary (ovvero falso documentario) “Death to 2020”, disponibile su Netflix, che ripercorre in chiave ironica gli eventi più importanti di questi dodici mesi.

A prendere la parola sono politici, giornalisti, scienziati, psicologi – figure che durante l’anno hanno riempito gli schermi televisivi – ma anche persone comuni. A interpretare questi “personaggi”, attori famosi come Hugh Grant, Samuel L. Jackson e Lisa Kudrow

Photo credits: Keith Bernstein/Netflix

Con stile comico e ironico vengono affrontati argomenti “caldi” come gli incendi in Australia, l’ambientalismo di Greta Thunberg, l’uccisione di George Floyd. E naturalmente la pandemia di Covid-19, sviscerata in ogni sua fase, dai primi casi alla sperimentazione del vaccino.

L’inizio è interessante, divertente, satirico in modo tagliente, ma poi il film si perde per strada quando entra – troppo? – in campo la politica. Gran parte del minutaggio finisce per ruotare infatti intorno alle elezioni politiche americane, perdendo quasi di vista l’obiettivo iniziale: raccontare il 2020 e ciò che lo ha reso un annus horribilis.

Tracey Ullman è la regina Elisabetta II. Photo credits: Keith Bernstein/Netflix

Sicuramente lo stile documentaristico accompagnato alla forte ironia risulta la mossa vincente per una pellicola che, altrimenti, sarebbe risultata stucchevole o indelicata. Il 2020 e i suoi drammi sono ancora troppo vividi in noi, per poterne ridere con leggerezza in una commedia “classica”. 

Ma Charlie Brooker e Annabel Jones hanno saputo declinare i drammi in chiave tragicomica, intramezzandoli anche con argomenti più “leggeri” come gli Oscar 2020 e la “Megexit”, ovvero il distacco del principe Harry e consorte dalla famiglia reale inglese, riuscendo così a farci sorridere senza per questo farci sentire in colpa.

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