“Divino amore”: recensione del romanzo di Stefania Bertola

Einaudi pubblica un romance contemporaneo che non si prende troppo sul serio e punta sull'ironia

Se cercate un romanzo divertente, rosa ma non melenso, che racconti – e prenda di mira, con acume – il magico mondo dei matrimoni e delle wedding planner… Divino amore” di Stefania Bertola, edito da Einaudi, è esattamente quello che fa per voi!

Il Palazzo degli Sposi è un edificio dagli stucchi rosa tra centro e periferia torinese che Lucia Lombardi ha avuto in regalo dal suo ex, il calciatore e playboy Tony Cosenza. Per anni è stata un’agenzia di wedding planning di successo, ma ultimamente gli affari si stanno mettendo male e Lucia, occhi da cerbiatta e voluttuosa fumatrice, deve assolutamente trovare cinquantamila euro, o sprofonderà nell’abisso. Come fare?

Lei un’idea ce l’avrebbe: sono tutti d’accordo a commettere un reato? Mentre spose, madri di spose, sorelle, cognate, cugine e amiche di spose vanno e vengono dal Palazzo, Lucia porta avanti il suo piano, circondata dalle sue aiutanti, ragazze per nulla avverse al crimine e alle prese con vite che di lineare hanno ben poco.

Gemma, trent’anni traboccanti di energia, ha intravisto l’amore della sua vita all’aeroporto di Fiumicino, ma di lui sa soltanto che gira con uno zainetto rosso. Stella crea abiti bianchi fatti con la materia dei sogni in attesa che il Divino Amore si accorga di lei. Carolina, che scrive improbabili Storie di noi due per le coppie di fidanzati, il Divino Amore l’ha trovato, ma gravi minacce sono dietro l’angolo. E poi ci sono le sorelle Corbani, Maria Elisabetta, premiata autrice di “La vera storia di Vera Storia”, e Maria Vittoria, che abbina la passione per le tragedie greche a un fidanzato parecchio elusivo…

Quello che rende “Divino amore” un romanzo davvero riuscito, nel suo genere, sono a mio avviso due elementi: lo stile irriverente e ironico della Bertola, e i personaggi.

L’autrice non si prende mai davvero sul serio, racconta ogni avvenimento – anche quelli teoricamente più “drammatici” – col sorriso e una bella dose di ironia. E questo, in un mondo dove romance fa spesso rima con romanticismo eccessivo, è una bella ventata di aria fresca.

Per quanto certe situazioni possano risultare paradossali, persino impossibili, lo stile della Bertola rende tutto credibile – a suo modo – e soprattutto piacevole. Se anche non siete, come me, grandi amanti del genere rosa, leggerete “Divino amore” tutto d’un fiato, sorridendo, ridendo e sbuffando pochissimo.

Secondo elemento che fanno del romanzo una piccola chicca, sono i personaggi. Talmente improbabili, per certi versi eccessivi e caricaturali, da far morire dal ridere. Siamo davanti a una favola moderna con tutti i crismi. Ci sono la Cenerentola che ha perso il suo principe e lo insegue, aggrappata soltanto a uno zainetto rosso; la Biancaneve che disegna abiti da sposa e spera che il suo bel fiorista si accorga di lei.

Ma soprattutto, le “sorellastre” Corbani, scrittrice premiata una, classicista l’altra; l’amica d’infanzia che si è trasferita a Roma e torna al Nord per seminare scompiglio; l’ex fidanzato calciatore e playboy che si scopre interessato a provare altre, amorose, strade…  Un caleidoscopio di eroie e antieroi divertentissimi, che è impossibile non amare.

Come in ogni favola che si rispetti, anche in “Divino amore” arriva per tutti l’immancabile lieto fine. E forse l’unica nota poco lieta è aver dovuto salutare tutti troppo presto, senza sapere come andranno le cose tra Gemma e lo sconosciuto dell’aeroporto oppure se il bambino di Carolina sia un Elvis oppure una Clementina…

 

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