“Donbass”: quando la realtà è la più tragica e grottesca delle narrazioni

Sergey Loznitsa racconta il dramma della regione ucraina divisa tra due governi in lotta

Un film di Sergey Loznitsa. Con Tamara Yatsenko, Liudmila Smorodina, Olesya Zhurakovskaya, Boris Kamorzin, Sergey Russkin. Drammatico, 110′. Germania, Ucraina, Francia, 2018

Ad un posto di blocco militare i passeggeri maschi di un bus di linea sovraffollato vengono fatti scendere e minacciati di venire arruolati per direttissima. C’è anche un giornalista tedesco, che vorrebbe capire cosa succede ma non riesce a farsi strada tra gli scherzi e la vanagloria dei soldati. Nella regione del Donbass, nell’Ukraina orientale, nel 2014, i separatisti hanno dato origine agli scontri che hanno portato alla proclamazione dello stato della Nuova Russia. Nei palazzi del potere occupati si celebra un matrimonio grottesco, tra risate e pallottole, si sequestrano le automobili e poi anche i loro proprietari.

 

Caro lettore, mi sembra opportuno consigliarti di svolgere due semplici quanto fondamentali operazioni, prima di vedere “Donbass” di Sergey Loznitsa, che ha aperto la sezione Un certain regard a Cannes 2018 e si è aggiudicato il premio per la miglior regia.

La prima è rispolverare l’atlante dei tempi di scuola o cercare sul web la posizione esatta dell’Ucraina. La seconda, fare un veloce riepilogo della storia del Paese degli ultimi vent’anni. Nessun’aspirazione da maestrino, semplicemente questi due passaggi sono indispensabili per cogliere pienamente il significato sociale e culturale oltre che artistico del film.

La Donbass che da il titolo all’opera, infatti, è una regione dell’Ucraina orientale, dove convivono due governi, uno filo-russo, uno ucraino. Ognuno accusa l’altro di tradimento e terrorismo, considerandosi l’unico legittimo. E gli eserciti si affrontano, terrorizzando la popolazione.

Il film è il tragicomico, talvolta grottesco e surreale, affresco della profonda e lacerante instabilità politica che sta funestando l’Ucraina. Il regista Sergey Loznitsa conduce lo spettatore dentro un mondo rovesciato, quasi kakfiano, in cui non c’è alcuna certezza di diritto e giustizia per un cittadino.

È quasi impossibile stabilire chi siano i buoni e chi i cattivi, in questa macabra alternanza di nefandezze, brutali violenze e stragi compiute ora da questo, ora da quello. L’unica cosa certa è che viene versato tanto, troppo sangue.

Loznitsa firma e dirige una pellicola atipica, articolata, intensa, provocatoria ma eccessivamente lunga e dispersiva a livello di drammaturgia e di ritmo. Il cast è talentuoso, esperto, di personalità, artefice di una bella prova corale.

“Donbass” è sicuramente un film coraggioso e controcorrente, e nonostante alcune criticità strutturali e narrative noi ne consigliamo la visione, per capire un po’ meglio la storia e il presente di un Paese che non è poi così lontano.

 

Il biglietto da acquistare per “Donbass” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

 

Previous articleUn certain regard (fin troppo) artistico sull‘Asia: “Long day’s journey into night” e “The gentle indifference of the world”
Next article“Dogman”: Marcello Fonte strepitoso nel noir di Matteo Garrone
È nato in Sicilia, ma vive a Roma dal 1989. È un proprietario terriero e d’immobili. Dopo aver ottenuto la maturità classica nel 1995, ha gestito i beni e l’azienda agrumicola di famiglia fino al dicembre 2012. Nel Gennaio 2013 ha aperto il suo blog, che è stato letto da 15.000 persone e visitato da 92 paesi nei 5 continenti. “Essere Melvin” è il suo primo romanzo.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here