“Dove cadono le ombre”: quando anche la Svizzera era incivile

Il film di Valentina Pedicini porta alla luce, con risultati non esaltanti, una pagina dimenticata di storia

Un film di Valentina Zucco Pedicini. Con Elena Cotta, Federica Rossellini,  Josafat Vagni, Lucrezia Guidone. Drammatico, 95′. Italia, 2017

 

La sindrome di Stoccolma, oltre a essere una patologia tragicamente diffusa, è diventata per il cinema un ottimo spunto narrativo per scrivere storie, ispirate spesso a fatti realmente accaduti.

Ma se il potenziale emotivo e drammaturgico è grande, non sempre la messa in scena risponde alle aspettative e i film in questione risultano noiosi e faticosi da seguire e digerire.

È purtroppo anche il caso di “Dove cadono le ombre” di Valentina Zucco Pedicini, presentato alle Giornate degli autori di Venezia 74, che volendo far conoscere al grande pubblico l’operazione di “pulizia etnica” compiuta nella pacifica Svizzera nei confronti della comunità jenisch, fallisce in larga parte il suo obiettivo.

Senza annoiarvi troppo con i dettagli macabri, vi basti sapere che tra il 1926 e il 1986 la Pro Juventute – un’associazione a carattere filantropico – ha sottratto 2000 bambini alle famiglie di etnia jenisch (nomadi come i rom e i sinti) con l’obiettivo di mettere fine al nomadismo. Sui minori sono stati condotti esperimenti scientifici e applicate pratiche come la sterilizzazione per impedirne il riprodursi.

Tornando al film, Anna (Rosellini) è un’austera infermiera in servizio presso un istituto per anziani, che in passato era un orfanotrofio in cui anche la donna è cresciuta insieme ad Hans, assistente, amico e amante.

Dal passato riappare Gertrud (Cotta) e il nastro dell’orrore sembra riavvolgersi. L’istituto torna ad essere, nella mente e nel cuore di Anna, il ricovero di bambini sottratti alle famiglie, il tempio di un progetto di eugenetica malato.

Il legame che unisce Anna e Gerturd è morboso, imbevuto di odio e affetto allo stesso tempo. È il trionfo della sindrome di Stoccolma: le due donne si scambiano i ruoli, diventando ora vittima ora carnefice. Quello che Anna ha subito in passato viene riproposto nel presente…

“Dove cadono le ombre” ha un impianto drammaturgico e una costruzione dei personaggi più adatti al teatro che al cinema.

Il confronto tra Anna e Gertrud – magnificamente interpretate, va detto -, che guardandosi negli occhi vedono nell’altra la propria nemesi, non riesce a coinvolgere lo spettatore, che rimane sempre ai margini di una storia paradossalmente fredda ed elitaria.

Il film risulta faticoso da vedere fino alla fine, nonostante uno stile registico apprezzabile e asciutto che però risulta inadatto al progetto.

Il finale, sicuramente il momento più riuscito, fa sorridere lo spettatore, perché anche la persona più cupa di questo mondo, se vuole, può cambiare la sua vita.

 

Il biglietto da acquistare per “Dove cadono le ombre” è:
Neanche regalato (con riserva). Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

 

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