“Dovlatov”: un biopic su uno dei grandi della letteratura russa

Film dal ritmo lento e di difficile lettura se non si ha una conoscenza profonda della cultura sovietica

Un film di Aleksey German Jr. Con Milan Marić, Danila Kozlovsky, Elena Lyadova, Svetlana Khodchenkova, Anton Shagin. Drammatico, 126‘. Russia, Polonia, Serbia, 2017

Sei giorni nella vita quotidiana di Sergej Donatovič Dovlatov, giornalista nella San Pietroburgo del 1971 e destinato a diventare – una volta emigrato negli Stati Uniti – una delle figure più rappresentative della letteratura russa moderna. Insieme all’amico e poeta Joseph, e a tanti altri membri della comunità artistica cittadina, Dovlatov fa di tutto per non piegare la sua indipendenza creativa alle richieste opprimenti del regime, arrivando a licenziarsi pur di non cedere al compromesso.

“Il motivo che ci ha spinto a realizzare questo film sono persone fantastiche come Dovlatov e Brodsky, che non erano dissidenti ma cercavano solo di svolgere il proprio lavoro. E allora perché sono stati cacciati dal Paese? Li ammiro perché non si sono piegati. Io sono diverso, avrei avuto paura.”

Con queste parole il regista Alexey German Jr. ha presentato in conferenza stampa il suo film, “Dovlatov”, in concorso alla Berlinale 2018, un biopic dedicato allo scrittore russo, emigrato negli Stati Uniti alla fine degli anni ‘70.

Il tratto distintivo di Sergej Donatovič Dovlatov, l’ironia, viene riproposta nel film attraverso numerose battute, che però sono difficili da assaporare appieno se non si ha una conoscenza approfondita della cultura sovietica.

Ambientato nel novembre 1971, “Dovlatov” riesce a mostrare l’assenza di opportunità e la frustrazione del protagonista e degli altri letterati sovietici davanti ai continui rifiuti di pubblicazione delle loro opere.

Il film, una sorta di diario, apre una finestra sulla vita nell’URSS di quel periodo – tra appartamenti condivisi, lunghe discussioni alcoliche in cucina, il contrabbando di prodotti provenienti dall’Europa.

Buona prova del cast, soprattutto del protagonista Milan Marić, attore serbo che ha dovuto affrontare una doppia sfida per girare il film: non solo immergersi nell’animo nordico, ma anche imparare il russo.

Nonostante la qualità, però, il ritmo lento e a volte monotono di “Dovlatov” non lo rende facile da vedere. Inoltre, come abbiamo già sottolineato, se non si vanta una conoscenza profonda della cultura sovietica si perdono tante sfumature e ci si gode il film solo a metà. Una pellicola rivolta a un pubblico ben preciso. L’importante è esserne consapevoli.

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