“Due amici”: un classico dramma francese per l’esordio di Garrel

Vincoli amorosi, familiari e amicali in un film ambientato a Parigi nell'arco di tre giorni e due notti

Un film di Louis Garrel. Con Golshifteh Farahani, Louis Garrel, Vincent Macaigne, Mahaut Adam, Pierre Maillet. Dramma, 100′. Francia 2015

Clément, fragile e ossessivo, lavora come comparsa al cinema e ama platealmente Mona, occupata in un chiosco della Gare du Nord. Clément vorrebbe trattenerla a Parigi ma Mona ha un treno da prendere ogni sera. Detenuta in semilibertà, Mona nasconde il suo segreto e rifiuta l’amore di Clément. A convincerla ci prova Abel, benzinaio col vizio della poesia, venuto in soccorso dell’amico. Deciso a impedirle il ritorno, Abel la costringe a terra e a un chiarimento con Clément. La disperazione di aver perso il treno e mancato il rientro al penitenziario stempera presto dentro una notte parigina e un ménage à trois tragicomico, governato dai sentimenti e dal bisogno di appartenere a qualcuno. Una donna, un uomo, un amico.

 

Dopo quattro anni dall’uscita in Francia e dalla presentazione alla Settimana della critica del Festival di Cannes 2015, arriva nelle sale italiane “Due amici” (Les deux amis), esordio alla regia del sempre più convincente Louis Garrel.

Il film parla di vincoli amorosi, familiari e amicali, recuperando tematiche che il cinema francese di ieri e di oggi ha sempre fatto sue, dimostrandosi ogni volta capace di attualizzarle e renderle tutt’altro che prevedibili.

Louis Garrel, Vincent Macaigne e Golshifteh Farahani sono i magnifici protagonisti di questo dramma dei sentimenti ambientato a Parigi, di questo triangolo amoroso (e amicale), che si articola in tre giorni e due notti.

I tre personaggi – spostati, fuori fuoco, precari della vita e dei sentimenti – simbolizzano ognuno a suo modo l’incapacità di lasciarsi andare ai sentimenti, nonostante siano proprio questi a rappresentare l’unica forma possibile di evasione e distrazione dalla banalità della vita.

Il limite di “Due amici”, che dona corpo al mediometraggio “La Règle de trois”, girato quattro anni prima da Garrel e abitato dagli stessi attori, è quello di essere costruito su un ritmo e su situazioni troppo altalenanti, cosa che non permette al pubblico di venire davvero rapito dalle vicende di Clément, Abel e Mona. Un film piacevole, ma non indimenticabile.

 

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