Escher in mostra a Milano: 5 curiosità sul poliedrico artista olandese

di Diana Clerici

 

Maurits Cornelis Escher, incisore e grafico olandese famoso per le costruzioni impossibili e le esplorazioni dell’infinito, è pronto a conquistare Milano. Dopo aver fatto tappa a Bologna, Treviso e Roma, la mostra a lui dedicata sarà a Palazzo Reale fino al 22 gennaio.

Mano con sfera riflettente, Escher, autoritratto
Mano con sfera riflettente, litografia, 1953.

Che siate appassionati di arte, di matematica, di cristallografia o semplicemente curiosi, le opere di Escher difficilmente vi lasceranno indifferenti con la loro carica di forme geometriche e trasformismo.

Nato nei Paesi Bassi nel 1898, Escher si appassiona all’architettura, alla grafica e alle incisioni spronato dal suo maestro Samuel Jessurun de Mesquita. Tra i soggetti dei suoi lavori paesaggi, soprattutto quelli italiani a cui era molto legato, e “oggetti impossibili”, paradossi matematici, tassellamenti con figure zoomorfe, soggetti in trasformazione.

Per lanciare la mostra milanese, ecco 5 curiosità sul poliedrico artista olandese che potreste non conoscere.

1. Nel 1922, e poi nel 1936, Escher visitò l’Alhambra di Granada, i cui mosaici furono di grande ispirazione per le sue opere.

2. Dal 1923 al 1935 Escher trascorse in Italia quelli che lui stesso definì “gli anni più felici e produttivi” della sua vita. Lo affascinarono particolarmente i paesaggi della costiera amalfitana. Sposò la moglie Jutta, da cui ebbe tre figli, a Viareggio nel 1924.

Tetti di Siena, xilografia, 1922
Tetti di Siena, xilografia, 1922

3. Il successo di Escher si deve anche a un articolo pubblicato da Martin Gardner nella colonna “Mathematical Games” nel 1961. Il pezzo fece conoscere l’artista a un pubblico molto ampio e ai matematici.

4. Nel 1969 Mick Jagger dei Rolling Stones, affascinato dalla opere di Escher, chiese all’incisore di realizzare la copertina dell’album del gruppo “Let it bleed”. Escher rifiutò.

5. Nel film “Labyrinth – Dove tutto è possibile” di Jim Henson (1986) , la protagonista Sarah ha in camera un poster dell’opera di Escher “Relatività”. Si ritroverà lei stessa catapultata in questo scenario una volta giunta al castello del re dei Goblin, interpretato da David Bowie.





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