“Fate – The Winx Saga”: una serie moderna e fresca, che parla ai giovani

Iginio Straffi, creatore del cartone animato, cura il live action con intelligenza e brio

Una serie ideata da Iginio Straffi, Brian Young. Con Abigail Cowen, Hannah van der Westhuysen, Elisha Applebaum, Eliot Salt, Precious Mustapha. Regno Unito, Italia. 2021-in produzione

Nascosta in un mistico mondo parallelo, la scuola di Alfea addestra le fate nelle arti magiche da migliaia di anni. Bloom, studentessa della scuola, è una fata diversa dalle altre: la ragazza è infatti cresciuta nel mondo degli esseri umani, e, nonostante abbia un animo gentile, dentro di sé nasconde un forte potere magico in grado di distruggere entrambi i mondi. Per gestirlo, Bloom deve controllare le proprie emozioni, ma la cosa si potrebbe rivelare complicata dovendo anche fare i conti con le questioni dell’adolescenza.

 

Narra la leggenda che Iginio Straffi, padre amatissimo delle Winx, che sono forse il cartone italiano che gode della maggiore fama internazionale, abbia cominciato a pensare a un live action nel lontano 2011.

Siamo nel 2021, l’anno in cui tutto è possibile, e Straffi finalmente ha realizzato il suo desiderio, trasformare le sue fate in personaggi in carne e ossa. E devo dire che il prodotto finale, disponibile su Netflix, è sorprendente.

Mi ricordo ancora. Avevo quattordici anni e facevo da babysitter alla mia cugina di otto quando per la prima volta ho incontrato le Winx, ossia Bloom, Stella, Flora, Musa, Tecna e, qualche stagione più tardi, Aisha.

Nonostante i glitter, le mille trasformazioni, gli amori un po’ banali e i corpi alquanto implausibili, rimasi quasi sbigottita nel vedere un illustratore italiano creare dei personaggi così multietnici e ottenere una così grande fama all’estero.

Quando ho letto della prossima uscita di Fate: The Winx Saga” ho accolto la notizia con preoccupazione, per che cosa sarebbe potuto uscirne fuori, ma anche con rinnovata sorpresa per il genio di Straffi. Alla fine dei sei episodi, però, la sorpresa ha prevalso su tutto.

Che siate (o siate stati) fan delle Winx o meno, scordatevi in primis tutto quello che sapevate sulle fate di Alfea. Scordatevi i glitter, i discorsi acqua e sapone, il buonismo che caratterizzava le protagoniste e le loro storie, talvolta campate in aria.

Eliot Salt è Terra. Fate: The Winx Saga. Foto credits: Jonathan Hession/NETFLIX © 2020

Perché “Fate: The Winx Saga” è una serie moderna, attuale, fresca che parla della vita dei teenager con franchezza e con un linguaggio adatto a far sì che la storia e i suoi messaggi vengano ascoltati dai giovani.

Si parla di bullismo, cattive compagnie, body positivity, gelosie, tecnologia e social media e delle implicazioni che tutto questo ha sulla vita dei giovani e sulla loro identità. Si parla, certo, anche di magia ma in un modo intelligente, e senza ricorrere a trasformazioni glamour o sbrilluccicose.

I glitter se ne sono andati. Quello che rimane è, probabilmente, il succo del successo del prodotto di Straffi: personaggi sempre molto in linea con lo spettatore e storie che mettono al centro i giovani, senza però far loro troppo la morale.

Abigail Cowen è Bloom. Fate: The Winx Saga. Foto credits: Jonathan Hession/NETFLIX © 2020

Tuttavia, “Fate: The Winx Saga” è anche l’esempio di come, con poco, si possa fare tanto, se si sa come muoversi. In soli sei episodi e con un unico setting principale, in Irlanda, questa produzione italo-britannica riesce a sviluppare una trama interessante, personaggi credibili e colpi di scena a volte prevedibili ma mai banali che lasciano con la voglia di sapere cosa succederà dopo.

Nell’ottica in cui Netflix sta guardando alla cultura giovanile degli anni ’90 e dei primi anni duemila, rivisitandola in chiave dark (penso, per esempio, a quello che è stato fatto con “Sabrina – Vita da strega”), “Fate: The Winx Saga” è un ottimo prodotto.

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