“Fête de famille”: un film familiare spiazzante, esilarante e commovente

Cédric Kahn rivisita un genere caro al cinema francese, con buoni risultati e un cast sul pezzo

Un film di Cédric Kahn. Con Catherine Deneuve, Emmanuelle Bercot, Vincent Macaigne,  Cédric Kahn, Luàna Bajrami. Commedia, 101′. Francia 2019

Una splendida casa di campagna, una nonna radiosa, dei figli, dei nipoti, una tavola imbandita e un compleanno che serve da pretesto a una riunione di famiglia en plein air, con un occhio alla cucina e l’altro alle previsioni meteorologiche. Se il nonno non parla mai, la nonna smussa gli angoli fino a cancellare i problemi: un figlio vulnerabile, l’altro corazzato, una figlia sull’orlo di una crisi di nervi, la nuora borghese e distante, la fidanzata straniera di passaggio, la nipote “orfana”. Il pranzo è servito e con questo un vassoio di emozioni incontrollabili e una routine di piccoli crimini in famiglia.

 

Una splendida casa di campagna, figli e nipoti riuniti intorno a una tavola imbandita per festeggiare il compleanno della nonna Andréa (Deneuve). È questa la cornice in cui Cédric Kahn inserisce il suo “Fête de famille”, presentato in concorso alla Festa del cinema di Roma.

Vincent (Kahn) – borghese conformista, un buon lavoro, moglie e due figli gemelli – e Romain (Macaigne) – bohémien, sciupafemmine, aspirante cineasta –, i figli maschi, sono già lì quando, nel bel mezzo dei preparativi, insieme a una pioggia torrenziale arriva a casa anche Claire (Bercot), la sorella partita per gli Stati Uniti quattro anni prima.

Il suo arrivo più che dirompente si dimostrerà davvero disastroso per gli equilibri familiari: da una parte c’è la difficile riconciliazione con la figlia Emma, cresciuta da Andréa, che prossima alla maggiore età guarda a sua madre con un misto di rabbia e distacco, dall’altra l’instabilità di Claire stessa.

Tuttavia, insieme all’evidente follia della donna, tornano a galla vicende del passato, “scheletri nell’armadio” a lungo tenuti riposti, che la festeggiata non vuole affrontare, rifugiandosi in un’ipocrisia familiare perbenista e invitando i partecipanti a “parlare solo di cose gioiose”.

“Fête de famille” si inserisce a pieno titolo nella tradizione delle pellicole “familiari” francesi. Un film interessante, che oscilla abilmente tra dramma e commedia, e mescola  tenerezza e malinconia con un ritmo talvolta incalzante.

L’occhio di Kahn non privilegia mai un personaggio rispetto all’altro, affrontando la situazione con uno sguardo quasi documentaristico, segnato anche dalle lunghe sequenze. Eppure a volte si ha l’impressione di avere davanti un film troppo teatrale, e una storia ampiamente già vista.

Un film godibile, anche grazie all’abilità degli attori, ma che non lascia il segno come aveva fatto una ventina di anni fa “Festen – Festa in famiglia” di Thomas Vinterberg.

 

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Laureata in sociologia, un master in relazioni internazionali e uno in interpretariato e traduzione, dopo sei anni ad IsICult come ricercatrice prima e responsabile di ricerca poi, dal 2015 al 2018 ha lavorato come ricercatrice associata presso l'Istituto Universitario Europeo (EUI) di Firenze. Come giornalista ha collaborato con "Il Manifesto", con il mensile del Gruppo Il Sole24Ore, "Millecanali" e con "L'Opinione". Attualmente scrive per "Il Giornale Off", per "Articolo21" e per "Mentelocale", occupandosi di cultura e cinema.

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