“Fine estate”: recensione del romanzo di Lara Santoro

Una storia contemporanea dal finale amaro che indaga il concetto di famiglia e amore

Da Fine estate” di Lara Santoro, edito da edizioni e/o, leggendo la sinossi, ammetto che mi aspettavo tutt’altro – una storia d’amore tra una donna matura e un ragazzo giovane, lo scandalo che scuote la cittadina di provincia, il finale che già immaginavo poco idilliaco… cose del genere. Nel romanzo, invece, il rapporto della protagonista, Anna, con il figlio ventenne di un vicino non è che uno degli argomenti, e a mio avviso nemmeno il più importante.

Il romanzo affronta il tema della famiglia, delle difficoltà che una donna può avere nel gestire una figlia e una vita senza un compagno accanto, degli errori che può commettere durante il percorso. Il bello (o il brutto, dipende da quanto siete sensibili) del libro è che fa tutto questo senza mezzi termini, con una scrittura tagliente e un punto di vista così definito – quello della protagonista, appunto – che porta il lettore fino al punto di detestare Eva, una bambina di otto anni, tanto si parteggia per la madre Anna e per i suoi presunti “diritti di donna”.

È innegabile che la piccola sia una presenza un po’ antipatica, soprattutto in certi passaggi, con quella tendenza a voler decidere tutto, a dettare legge, a prendere il controllo sulla vita della madre. Però ha otto anni… e alla fine sembra essere più matura dell’altra, che ha superato i 40. Questo dà da pensare. E alla fine, quando tutto crolla in mille pezzi, chi legge si trova a mettere in dubbio le proprie certezze. Forse Anna non era proprio così scusabile e comprensibile… forse ha davvero superato tutti i limiti e merita la punizione – chiamiamola così – che l’attende.

Ma nonostante questi pensieri razionali, nonostante il comportamento tutt’altro che irreprensibile della donna, non si può evitare di soffrire con lei, quando il padre di Eva si presenta negli Stati Uniti con il chiaro intento di portarle via la figlia. Anna non è affidabile, è un ex drogata e un’alcolista, ha messo in pericolo la vita della bambina, che ha rischiaro di morire, a tratti non si è nemmeno così certi che sappia come fare, a prendersi cura di qualcun altro, e ciò nonostante… il lettore tifa per lei.

Perché è lei a raccontare la storia, e le sue debolezze e i suoi punti più bassi la fanno sembrare terribilmente umana. Nel finale si finisce per rivalutare anche la piccola Eva, che nonostante tutto quello che le è successo vuole ancora vivere con la madre. Ma il pensiero di una bambina sembra non avere molta importanza per un giudice…

Il finale del libro lascia con l’amaro in bocca. Dopo la scena del fiume – Eva che dice di voler stare con lei, Anna che appare fiduciosa nonostante tutto le sia avverso – ammetto di aver pensato che, per quanto tutto facesse pensare il contrario, ci sarebbe stato un colpo di scena e la storia sarebbe finita “bene”. E invece… è un finale triste, un finale doloroso. Ma se lo si guarda in prospettiva, può anche essere visto soltanto come un passaggio, come un inizio. Come ha detto ad Esperanza qualche pagina prima, Anna non si arrenderà pur di riavere con sé la figlia. E noi vogliamo credere che ci sia riuscita. Che dopo qualche tempo Eva sia tornata a casa, dalla madre, dalla colf/ragazza alla pari problematica, dal pollaio che è riuscita a farsi costruire.

Come potete vedere di amore uomo/donna (anzi, ragazzo/donna matura) non c’è quasi traccia. Il rapporto con il giovane può essere visto come un punto della parabola discendete di Anna, come una tappa di questa autodistruzione iniziata tanti anni prima, quando ancora viveva con il padre di Eva, e che si conclude con un incidente stradale (speriamo, almeno, che si sia conclusa lì).

Quello che mi ha colpita di questo tema è stata la non-reazione della comunità. Mi aspettavo che il rapporto tra i due personaggi creasse scompiglio, invece persino l’ex compagno di Anna ci ironizza più che altro su, ma non c’è mai vera riprovazione nei confronti di questa strana coppia. Solo il padre del ragazzo mostra qualche perplessità, ma davvero poca cosa. E io che pensavo sarebbe stato questo il cuore della storia…

Un libro che fa riflettere, che mostra il lato meno idilliaco della famiglia e fa sperare di non vivere mai dilemmi esistenziali come quelli di Anna. Un romanzo breve, ma ricco di spunti, scritto con uno stile incisivo e che porta il lettore direttamente all’interno della storia. Da inguaribile romantica, il finale mi ha lasciata piuttosto insoddisfatta, ma se si guarda all’architettura della storia nella sua interezza… direi che è un punto fermo/non punto fermo perfetto.

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