“Firestarter”: un thriller-horror autoriale dalle (troppo) alte pretese

Dal romanzo omonimo di Stephen King, un film dove si salvano solo musica e protagonista

Un film di Keith Thomas. Con Zac Efron, Ryan Kiera Armstrong, Sydney Lemmon, Kurtwood Smith, John Beasley. Horror, 94′. USA 2022

Per più di dieci anni, Andy e Vicky sono fuggiti, cercando disperatamente di nascondere la figlia Charlie da un’oscura agenzia federale che vuole sfruttare il suo dono senza precedenti per trasformare il fuoco in un’arma di distruzione di massa. Andy ha insegnato a Charlie come disinnescare il suo potere, che viene innescato dalla rabbia o dal dolore. Ma quando la ragazzina compie 11 anni, il fuoco diventa sempre più difficile da controllare. Dopo che un incidente rivela la posizione della famiglia, un misterioso agente viene inviato per dare loro la caccia.

 

Non me ne vogliano i lettori affezionati del maestro Stephen King, ma difficilmente dopo aver visto “Firestarter”, nuovo adattamento di uno dei suoi romanzi, ne conquisterà di nuovi. Anzi, l’unico desiderio degli spettatori potrebbe essere quello di bruciare qualunque cosa riguardi questo progetto.

Mi dispiace essere così duro e sprezzante nei confronti del film di Keith Thomas, ma onestamente ho fatto una grande fatica a comprenderne le motivazioni produttive e artistiche.

Nelle intenzioni di registi e produttori, “Firestarter” doveva essere il primo capitolo di una saga targata Blumhouse Productions. Nei fatti la visione è noiosa, lenta, irritante. La sceneggiatura pasticciata, prevedibile e incerta nella costruzione dei personaggi.

Lo spettatore si sforza di seguire la storia, sbiadita e monotona, dove i silenzi e le immagini dovrebbero svolgere un ruolo decisivo e integrante nello svolgimento e invece non fanno che distrarre.

L’assenza di una precisa identità stilistica e di una chiarezza strutturale del progetto si nota a partire dalla pessima gestione dell’evoluzione psicofisica della giovane protagonista, interpretata da una volenterosa Ryan Kiera Armstrong.

“Firestaster” fallisce nel suo obiettivo di essere un thriller-horror autoriale, finendo per bruciare sul falò delle sue alte ma ingiustificate pretese. Si salvano dalla pira la giovane protagonista e la colonna sonora. Tutto il resto è cenere.

 

Il biglietto da acquistare per “Firestarter” è:
Neanche regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

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È nato in Sicilia, ma vive a Roma dal 1989. È un proprietario terriero e d’immobili. Dopo aver ottenuto la maturità classica nel 1995, ha gestito i beni e l’azienda agrumicola di famiglia fino al dicembre 2012. Nel Gennaio 2013 ha aperto il suo blog, che è stato letto da 15.000 persone e visitato da 92 paesi nei 5 continenti. “Essere Melvin” è il suo primo romanzo.

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