“Forse ho sognato troppo”: recensione del romanzo di Michel Bussi

Edizioni e/o pubblica il nuovo libro dell'autore francese che mescola storia d'amore e suspence

C’è una sola via di uscita agli amori impossibili: “la tragedia!” Raccontami Ulysse, tu che sei rimasto in contato con Ylian in tutti questi anni, “raccontami la sua vita”.

Il nuovo romanzo di Michel Bussi, edito da E/O, Forse ho sognato troppo, è il racconto di una storia senza tempo, di un amore travolgente, indistruttibile, perfetto tra due anime che decidono di sottoscrivere un contratto mai firmato prima da nessuno, perché per firmarlo bisogna uccidere la speranza di rivedersi un giorno.

When the birds fly from the bush, then will be nothing left of us.

Il romanzo racconta la storia di Nathalie, una hostess 50enne operativa sui voli a lungo raggio, moglie innamorata, madre di due figlie e già nonna, che vive la propria routine familiare e lavorativa serenamente.

Nathalie però è prigioniera di una promessa fatta vent’anni prima a Ylian, la promessa di non cercarlo più. Una donna come tante che ha sacrificato la passione per un giovane e affascinante musicista, incontrato durante uno dei suoi viaggi, a favore di un porto sicuro, la sua famiglia.

Ma ecco che il passato sembra ritornare, prendendosi gioco di lei. Gli stessi voli, le stesse città – Montreal, Los Angeles, Giacarta – e lo stesso equipaggio di vent’anni prima, quando ha conosciuto Ylian, lo ha amato perdutamente, concedendosi l’unico momento di debolezza della sua vita.

Un passato che ritorna, all’apparenza veicolato da una pietra inuit, magica, che la porta a rivivere frammenti di quello che è stato e la spinge quasi sull’orlo della follia. Un complotto forse. Ma ordito da chi? Perché sembra che tutti le nascondano qualcosa. Nathalie decide allora di seguire gli indizi…

Con questo romanzo, la cui narrazione si dipana attraverso continui salti temporali tra il 1999 e il 2019, in una sorta di gioco di specchi – quello fisico, in cui Nathy riconosce se stessa come madre e come moglie, e quello interiore, in cui Nathy riscopre se stessa, donna fragile ed innamorata – Bussi riesce a catturare il lettore, rendendolo partecipe di un fitto intreccio che si svelerà soltanto nelle ultime pagine.

Forse ho sognato troppo” è un romanzo ricco di riferimenti musicali cari all’autore. Un mix equilibrato tra il racconto di una passione travolgente, come quella di “I ponti di Madison County” di James Waller, e la suspense che deriva da un enigma da risolvere. Con un invito ad andare oltre le apparenze, e a guardarsi dentro.

 

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