“Free State of Jones”: lotta, libertà e questioni razziali con McConaughey

Una pagina poco nota della Guerra di secessione americana. A metà Novecento si lotta per l'amore

Un film di Garry Ross. Con Matthew McConaughey, Gugu Mbatha-Raw, Mahershala Ali, Keri Russell, Sean Bridgers, Gary Grubbs, Jacob Lofland, Joe Chrest, Jessica Collins. Azione, 139’. USA, 2016

 

La storia non è fatta solo di grandi eventi, ma anche di piccoli episodi che contribuiscono a loro modo, per impatto sociale, a cambiare la vita dell’uomo. Spesso poco noti al grande pubblico, offrono spunti per il cinema a go go.

È questo il caso dell’intensa e avvincente storia di Newt Knight (McConaughey), il contadino del Sud degli Stati Uniti che durante la Guerra di secessione si ribellò all’esercito confederato, raccontata da Garry Ross in “Free State of Jones”.

Dopo aver visto morire il nipote quindicenne e contrario a combattere una guerra a favore dei ricchi schiavisti, Newt decise di disertare e di rifugiarsi nelle paludi del Mississippi. Convinto dell’uguaglianza tra gli uomini e del diritto di ciascuno di godere dei frutti di ciò che ha seminato, mobilitò un gruppo di agricoltori e di schiavi organizzando una rivolta che portò la Contea di Jones a separarsi dagli Stati della Confederazione.

Knight, seppure sposato con Serena (Russel) e padre di un figlio, si innamorò dell’ex schiava Rachel e dalla loro unione nascerà la prima comunità di razza mista del dopoguerra.

Il film è infatti suddiviso in due momenti storici distinti: il 1800 della vita di Newt Knight, ricostruito attraverso flashback, e il 1948, quando Davis Knight, pronipote di Newt, è imputato in un processo nello Stato del Mississippi per un matrimonio misto.

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Se volessimo essere cinici potremmo dire che l’operazione registica e drammaturgica di Garry Ross è quella di dimostrare l’esistenza, negli annali della storia, di un bianco che sostenne i diritti dei neri durante la guerra civile, anche a costo della propria vita e di andare contro leggi e tradizioni.

“Free State of Jones” sembra una sorta di risposta cinematografica agli ultimi successi a tema razziale, “12 anni schiavo” e “The birth of a nation”. Purtroppo questo film presenta delle evidenti criticità strutturali, narrative e stilistiche che non lo rendono sul piano emotivo, del coinvolgimento e del pathos all’altezza dei precedenti.

Sebbene accurato sul piano della ricostruzione storica, risulta freddo, a tratti prolisso e scolastico nello sviluppo.

Matthew McConaughey, a differenza di altre prove intense e avvolgenti, qui risulta poco convincente nel suo ruolo, lineare e scontato nei vari passaggi, senza riuscire a dare al suo personaggio una vera identità. Il resto del cast è nel complesso di discreto livello, ma nulla di memorabile.

Un film sicuramente utile, che permette di conoscere un pezzo di storia americana poco nota, ma che lascia allo spettatore la sensazione di aver assistito a un resoconto accurato e nulla più.

 

Il biglietto da acquistare per “Free State of Jones” è:
Neanche regalato. Omaggio (con riserva). Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

 

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È nato in Sicilia, ma vive a Roma dal 1989. È un proprietario terriero e d’immobili. Dopo aver ottenuto la maturità classica nel 1995, ha gestito i beni e l’azienda agrumicola di famiglia fino al dicembre 2012. Nel Gennaio 2013 ha aperto il suo blog, che è stato letto da 15.000 persone e visitato da 92 paesi nei 5 continenti. “Essere Melvin” è il suo primo romanzo.

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