“Ga’agua – Longing”: esplorare gli aspetti nascosti della paternità

L'israeliano Savi Gabizon dirige una pellicola cruda, autentica, sincera, capace di emozionare

Un film di Savi Gabizon. Con Shai Avivi, Asi Levi, Neta Riskin. Drammatico, 103’. Israele 2017

Ariel (Avivi), un uomo benestante senza figli, riceve una telefonata dalla fidanzata dell’università Ranit (Hilou). Deve raccontargli un paio di cose davvero sorprendenti: la prima è che quando si lasciarono, vent’anni prima, era incinta e che da quella gravidanza nacque un bambino fantastico; la seconda, invece, è qualcosa che gli cambierà la vita per sempre. Un viaggio che crea condizioni simili a quelle di un laboratorio nel quale si esplorano gli aspetti nascosti della paternità al di là della generosità e della responsabilità.

 

Ieri pomeriggio, come capita da cinque anni a questa parte, ho partecipato al compleanno del figlio di un mio fraterno amico. Oltre a festeggiare il piccolo, è anche l’occasione per rivedere alcuni ex compagni di classe. C’è chi si è sposato, chi si è separato. Tutti, bene o male, hanno provato l’esperienza genitoriale.

E io sono l’unico single, a osservare e riflettere in un angolo se stia facendo la scelta giusta ad abbracciare la celebre frase di Alberto Sordi: “Mai una estranea nel mio letto”.

Starai pensando, caro lettore, che vorresti leggere la recensione del film israeliano “Ga’agua – Longing” di Savi Gabizon, piuttosto che uno stralcio del mio diario di vita. Ma vedi, stai in effetti già leggendo la recensione, senza saperlo, perché questo è un film che tutti gli uomini single, allergici alla monogamia, al matrimonio e in generale all’idea di formare una famiglia dovrebbero vedere.

È un manifesto – o se volete una dichiarazione d’amore – alla paternità, un invito a non aver paura di mettere da parte il proprio egoismo per fare un figlio, e soprattutto a sanare le incomprensioni con la figura paterna.

Il bello di “Ga’agua – Longing” è che non tratta l’argomento con approccio buonista o melenso, ma crudo, autentico, sincero, capace di far commuovere e sorridere. Un racconto delicato e toccante quanto amaro nell’alternare scene tragicomiche ad altre dolci.

Gazibon ha il merito di delineare nella sceneggiatura personaggi reali, umani, dando loro un’anima e una profondità psicologica e affettiva che non lasciano indifferenti.

Un intreccio narrativo in cui non mancano anche inaspettati colpi di scena, forse alcuni eccessivi a livello drammaturgico, ma comunque capaci di conquistare lo spettatore, desideroso di sapere come finirà la vicenda.

“Ga’agua – Longing” rievoca, per lo stile narrativo e in parte per quello registico, “Still life” di Uberto Pasolini del 2013. Entrambi i film si dimostrano capaci di raccontare la morte, con dolcezza, affetto, e portando il pubblico a immedesimarsi.

Il regista dimostra grande sensibilità e acutezza, oltre a un notevole talento nell’esaltare il suo cast.

Film della consacrazione per Shai Avi, probabilmente alla migliore performance di sempre. L’attore recita in uno stato di grazia, rendendo Ariel un personaggio che entrerà nella storia del cinema e nel cuore degli spettatori.

 

Il biglietto da acquistare per “Ga’agua – Longing” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

 

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È nato in Sicilia, ma vive a Roma dal 1989. È un proprietario terriero e d’immobili. Dopo aver ottenuto la maturità classica nel 1995, ha gestito i beni e l’azienda agrumicola di famiglia fino al dicembre 2012. Nel Gennaio 2013 ha aperto il suo blog, che è stato letto da 15.000 persone e visitato da 92 paesi nei 5 continenti. “Essere Melvin” è il suo primo romanzo.

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