“Gli orsi non esistono”: Jafar Panahi racconta l’Iran senza nascondersi

Il nuovo film del regista dissidente è stato premiato dalla giuria alla Mostra del cinema

Un film di Jafar Panahi. Con Jafar Panahi, Naser Hashemi, Vahid Mobasheri, Bakhtiyar Panjeei, Reza Heydari. Drammatico, 106′. Iran 2022

Una strada e una coppia. Lui ha procurato per lei un passaporto falso per consentirle di espatriare ma quando la donna apprende che non partiranno insieme rifiuta di lasciarlo. Uno “Stop” ci informa del fatto che si tratta di una scena di una docufiction che Jafar Panahi sta cercando di dirigere a distanza da un villaggio in cui il segnale è estremamente precario. Ma anche la vita in quel luogo è precaria.

 

È nel momento di maggiore difficoltà che la persona carismatica e creativa è capace di fare “di necessità virtù”, trovando soluzioni a problemi all’apparenza insormontabili. Questa definizione ben si adatta al regista iraniano dissidente Jafar Panahi, vincitore con il suo ultimo film, “Gli orsi non esistono”, del premio della giuria all’ultima Mostra del cinema. 

Nel luglio di quest’anno il regista, che già nel 2010 aveva subito una condanna che prevedeva per venti anni l’impossibilità di girare film, espatriare e avere contatti con i media, è stato condannato a sei anni di carcere. “Gli orsi non esistono” è quindi un punto fermo della sua cinematografia – solo temporaneo, ci auguriamo.

Una sublimazione del cinema alternativo, clandestino e schierato politicamente di Panahi, che non solo si pone davanti e dietro la macchina da presa, ma si rende protagonista di una tragicomica vicenda, concedendosi il lusso di una doppia finzione cinematografica all’interno della sceneggiatura.

Il film inizia con un vivace scambio di battute tra un uomo e una donna. Lei si rifiuta di espatriare, nonostante il passaporto falso che le è stato procurato, senza di lui. Sembra l’inizio di un dramma; in realtà è la scena di una docufiction che Jafar Panahi sta cercando di dirigere da remoto, dando indicazioni al suo aiuto-regista sul set, in un paesino fuori dai confini dell’Iran. 

A causa dei problemi di connessione internet, le comunicazioni si dimostrano molto complicate e la sopravvivenza del film è a rischio. Il regista, intanto, ha affittato una stanza dall’altro lato del confine, in Iran, e qui viene trattato con tutti gli onori dalla comunità locale. Ma alcune foto da lui scattate lo fanno finire, suo malgrado, in mezzo a una disputa sentimentale… 

“Gli orsi non esistono”, come di consueto per la cinematografia di Panahi, utilizza il cinema e la fiction per raccontare un Iran poco noto, molto lontano da quello moderno. Un Paese con due anime: quella cittadina, segnata dall’illegalità e dalla corruzione dilagante, e quella rurale, più conservatrice e arretrata. Un Paese da cui è forte la tentazione di scappare. 

Ma è proprio nei momenti più bui che la forza del singolo emerge. E Jafar Panahi ha le idee ben chiare sull’Iran e sul proprio impegno da cineasta oltre che da cittadino iraniano.

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È nato in Sicilia, ma vive a Roma dal 1989. È un proprietario terriero e d’immobili. Dopo aver ottenuto la maturità classica nel 1995, ha gestito i beni e l’azienda agrumicola di famiglia fino al dicembre 2012. Nel Gennaio 2013 ha aperto il suo blog, che è stato letto da 15.000 persone e visitato da 92 paesi nei 5 continenti. “Essere Melvin” è il suo primo romanzo.

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