“Gli Stati Uniti contro Billie Holiday”: la ballata di una donna, di una guerriera

Il film di Lee Daniels vive soprattutto della performance dell'esordiente Andra Day

Un film di Lee Daniels. Con Andra Day, Garrett Hedlund, Natasha Lyonne, Tyler James Williams, Tone Bell. Biopic, 130′. USA 2021

Nella seconda metà degli anni ’30, Eleanora Fagan, nata a Philadelphia nel 1915 e più nota col nome di scena di Billie Holiday, ha già conquistato un ampio pubblico, senza differenze di classe né di colore, come al Café Society di New York, dove neri e bianchi siedono vicini. Lady Day è tenuta sotto stretta osservazione da Harry Anslinger, capo del Federal Bureau of Narcotics sotto cinque presidenti (da Hoover a Kennedy), che vede in “Strange Fruit”, canzone scritta da un comunista di origini russe, Abel Meeropol, un potente invito alla rivolta. Cantarla le può costare il ritiro della licenza per esibirsi nel circuito dei jazz club di New York.

 

Oggi capita spesso di vedere cantanti, attori e personaggi famosi vari mobilitarsi in prima persona, sfruttando la loro popolarità anche sui social, per sostenere cause sociali. C’è chi lo fa per convinzione, chi solo per farsi bello e avere un ritorno economico e/o commerciale.

Certo non è semplice metterci davvero la faccia, e, ieri come oggi, le conseguenze possono non essere piacevoli… Lo dimostra la storia della cantante jazz Eleanora Fagan, nome di scena Billie Holiday, che ho scoperto grazie al film “Gli Stati Uniti contro Billie Holiday” di Lee Daniels.

La Holiday, nel 1937, era già una cantante famosa, talentuosa, amata dal pubblico. Allo stesso tempo lottava contro i propri demoni interiori e un passato di abusi e abbandono, facendo uso di alcol, oppio ed eroina.

Impegnata contro il razzismo e le discriminazioni subiti dalle minoranze in America, Billie Holiday decise di non voltarsi dall’altra parte, usando gli strumenti a sua disposizione. Come la canzone “Strange Fruit”, scritta da Abel Meeropol, comunista di origini russe, considerata dall’FBI un potente invito alla rivolta…

“Gli Stati Uniti contro Billie Holiday” è il drammatico resoconto dell’estenuante battaglia sostenuta dalla cantante per tutta la sua vita in difesa della propria creatività e libertà artistica. La Holiday rifiutò fino all’ultimo giorno di rinnegare “Strange Fruit”, subendo la persecuzione del Bureau, che la porterà in carcere e proseguirà fino alla stanza di ospedale dove morirà nel luglio 1959.

Il film d Lee Daniels è la ballata di una donna ostinata, coerente, forte, una vera guerriera, splendidamente interpretata dell’esordiente Andra Day. La Day calca la scena con il piglio di una veterana, dimostrando talento, carisma e la giusta dose di cazzimma, e facendo rivivere in modo credibile ma senza passare mai il segno l’indimenticabile artista.

Al di là della grande prova di Andra Day, la pellicola non convince fino in fondo sul piano strutturale e registico, risultando lenta, dispersiva, dal ritmo discontinuo. I momenti migliori sono sicuramente quelli in cui la protagonista prende il microfono e incanta il pubblico con la sua voce calda oppure trasmette il desiderio di giustizia della Holiday.

“Gli Stati Uniti contro Billie Holiday” è un inno alla libertà di poter esprimere le proprie idee senza dover subire ricatti e/o umiliazioni da parte del governo. Una rivendicazione sempre valida, negli anni ‘50 come oggi.