Golden Globe 2015: dove bellezza incontra intelligenza

di Giulia Bacchi

 

Gennaio: mese di svolte (per alcuni), mese di neve (talvolta), mese di raffreddori (molti). Ma se c’è una cosa bella dell’entrare nel pieno dell’inverno, sono proprio loro: i film. Starsene nel buio del cinema, accoccolati sulle poltroncine mentre la storia inizia, è un lusso sottile e prezioso. Da coltivare, magari visionando una selezione di pellicole che si rispetti.

Se siete indecisi su cosa vedere i premi più importanti del settore, che si tengono proprio in questa stagione, possono indicare la strada. Per cominciare alla grande questa sera, 11 gennaio, si terranno i tanto attesi Golden Globe 2015, che precedono di un paio di mesi gli ancor più prestigiosi Oscar.

Golden Globe, premio

La cosa più elettrizzante dei Golden Globe è che si tratta di un premio cinematografico a trecentosessanta gradi, che seleziona i migliori attori e attrici, le migliori regie e sceneggiature, sia del grande schermo che della televisione. Un’occasione, insomma, per testare la propria cultura a tutto tondo – e, in caso, “recuperare”.

L’anno scorso, nel settore cinematografico, si era sottolineata l’importanza dell’interpretazione di un artista per la buona riuscita di una storia: difficile dimenticare le performance, come non se ne vedevano da anni, di Matthew McConaughey (miglior attore drammatico per Dallas Buyers Club), Cate Blanchett (miglior attrice drammatica in Blue Jasmine), Amy Adams (miglior attrice di commedia in American Hustle), per non parlare dell’indiscusso trionfo de La grande bellezza (miglior film straniero). Per la televisione, il 2014 aveva visto la consacrazione dell’osannato, e rimpianto, Breaking Bad e del più tiepidamente accolto in terra nostrana Brooklyn Nine-Nine.

A giudicare dalle nomination 2015, quest’anno la partita non si gioca più soltanto tra magistrali interpreti ma a pesare saranno anche e soprattutto la qualità e la cura dei dettagli, a partire dalla fotografia fino ad arrivare alla spasmodica ricerca di storie non banali, che ci tocchino e ci prendano con sé.

Si parte con il caldissimo testa a testa per miglior film drammatico: decisione davvero difficile da prendere tra Boyhood (la cui lavorazione ha richiesto 12 anni – con questo abbiamo detto tutto), The Imitation Game (storia incredibile ma vera del matematico che decriptò il Codice Enigma durante la Seconda Guerra Mondiale, con attori del calibro di Benedict Cumberbatch, Keira Knightley e Matthew Goode), La teoria del tutto (biografia del leggendario Stephen Hawking) e i meno quotati Foxcatcher (storia dell’assassinio del wrestler David Schultz) e Selma – La strada per la libertà (incentrato sulla rivolta per i diritti civili negli Stati Uniti nel ’65).

La “mania” della qualità la fa da padrona anche nella sezione commedia: in gara il geometrico Grand Budapest Hotel di Wes Anderson, il visionario Birdmanche ha anche aperto il festival del cinema di Venezia, il sognante Into the Woods, lo strampalato ma impegnato Pride e l’alternativo St. Vincent.

Naturali e conseguenti le nomination per il miglior regista (tra gli altri, Wes Anderson, David Fincher e Alejandro González Iñárritu), il miglior attore (il “comico rivelatosi bravo” Steve Carrell in Foxcatcher, l’impeccabile Ralph Fiennes per Grand Budapest Hotel) e la miglior attrice (Reese Witherspoon nel film di “Clint-Eastwoodiana” memoria Wild o la sorpresa dell’anno Rosamund Pike per Gone Girl – L’amore bugiardo, ma anche la poliedrica Amy Adams per Big Eyes).

Non stupisce l’assenza di film italiani in concorso per il premio di miglior film straniero (onestamente, quante pellicole davvero innovative e curate abbiamo visto uscire dalla penna dei registi nostrani quest’anno?), categoria che vede invece un boom di sceneggiature provenienti dall’Europa dell’est.

Molto più interessante capire chi, sul versante telefilmico, la spunterà come miglior serie drammatica tra The Affair, Downton Abbey, Il Trono di Spade (Game of Thrones), The Good Wife e House of Cards – Gli intrighi del potere (noi abbiamo qualche idea, ma non sveliamo i nostri pronostici) e come miglior serie commedy tra l’amatissimo Girls, Jane the Virgin, la rivelazione Orange is the New Black, Silicon Valley e Transparent.

Riassumendo, nel complesso il 2014 ha dato buoni frutti per ciò che riguarda grande e piccolo schermo. Sembra che i produttori stiano capendo che lo spettatore sta diventano esigente: non basta più una battuta banale per far ridere, né tanto meno una storia triste per far piangere. Il cinema – ma anche la più complessa televisione – è una questione di dettagli: oggi la fotografia dev’essere bella, il racconto dev’essere intelligente. Un attore o un’attrice solo esteticamente attraenti non piacciono più, devono essere anche bravi, espressivi, emozionali ed emozionanti.

Chissà, allora, che questi Golden Globe non segnino l’inizio di un interessante, seppur impegnativo, cammino verso pellicole curate maniacalmente, come piacciono a noi. Se il futuro comporterà che lo spettatore diventi un “cliente” esigente, che sa il fatto suo e vuole farsi toccare l’anima con delicatezza e non con ignoranza, il regista dovrà sapersi trasformare in un vero e proprio artigiano, capace di creazioni belle, rifinite, studiate.

Gennaio è lungo e, comunque vada, spegnete le luci: abbiamo un bel po’ di film da recuperare questo mese. Che la meraviglia cominci.


 

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