“Gossip girl”: pettegolezzi, drammi e cadute di stile nel reboot della serie

Su Sky e in streaming su NOW i primi due episodi della prima stagione del teen drama

Una serie ideata da Joshua Safran. Con Jordan Alexander, Whitney Peak, Tavi Gevinson, Eli Brown,
Thomas Doherty, Emily Alyn Lind, Evan Mock.
Teen drama. USA. 2021-in produzione

 

Sono uscite ieri, 27 ottobre, su Sky e NOW le prime due puntate di “Gossip girl”, il reboot della celebre serie andata in onda tra il 2007 e il 2012. Le quattro restanti che compongono la prima parte della prima stagione verranno trasmesse ogni mercoledì. E successivamente – in concomitanza con gli Stati Uniti, dove la messa in onda dovrebbe riprendere a novembre? – le restanti sei.

La domanda di base che mi ero posta già quando avevo letto la notizia della prossima uscita della serie, e che ha continuato a frullarmi in testa anche durante la visione di “Solo un’altra ragazza sull’MTA” e “Le ha risposto può darsi“, era principalmente una: sentivamo davvero il bisogno di una nuova Gossip girl, a nemmeno dieci anni dalla fine della serie originale? C’era qualcosa di nuovo e interessante da dire sull’argomento?

Chiariamo una cosa: io non sono e non sono stata una fan sfegatata della serie che ha lanciato, tra gli altri, Blake Lively e Penn Badgley. L’ho guardata con relativo piacere, sì, ma ho saltato qualche pezzo e comunque ne riconosco senza problemi pregi e difetti – uno su tutti? L’eccessiva lunghezza! Le prime stagioni avevano il loro perché; le ultime… un allungare il brodo abbastanza inutile, a mio parere.

Comunque, “Gossip girl” non è stata la mia serie di riferimento negli anni complicati dell’adolescenza. Io sono tra quei (fortunati) nati a fine anni ’80 cresciuti con il mito di “Beverly Hills”, a cui mi sono avvicinata quando ero troppo piccola grazie a una cugina più grande e che ho rivisto e apprezzato meglio più avanti, e poi consolidatisi con le paturnie di Dawson Leery e il “mitico” triangolo Dawson-Joey-Pacey. A ognuno il suo fetish, che vi devo dire.

Tornando alla domanda di cui vi dicevo, la risposta che mi sono data è nì. Mi spiego. Il teen drama piace e piacerà sempre, avrà sempre un nutrito pubblico – di giovani pronti a immedesimarsi, di curiosi, di nostalgici e via dicendo. Mettete insieme protagonisti belli e spregiudicati (anche a livello sessuale), ambientazione scolastica, famiglie disfunzionali, drammi sentimentali, scene piccanti e voila, il gioco è – e sarà sempre, secondo me – fatto. 

Per come la vedo io, però, questo dovrebbe prescindere dal mettersi nel solco di un prodotto di successo, che comunque ha fatto il suo tempo e si è concluso. Perché chiamare la serie “Gossip girl”, alludendo a un qualcosa che abbiamo già visto? Perché non avere il coraggio di proporre qualcosa di totalmente “nuovo”, per quanto in linea col suo genere di riferimento? Per quel che mi riguarda avrei guardato la serie lo stesso, se invece di un reboot fosse stata una novità. Ma purtroppo questa è la tendenza delle tendenze di tv e cinema degli ultimi anni: proporre le stesse cose ancora e ancora, spremere personaggi e storie di successo fino all’inverosimile. C’è poco da inalberarsi.

E allora parliamo della serie in quanto tale, a prescindere dal titolo e dal suo ripercorrere, per molti versi, strade già note.

Le dinamiche tra i protagonisti giovani sono tutto sommato credibili, per quanto non particolarmente innovative. Ci sono le sorelle “ritrovate”, Julien e Zoya, che cercano di legare ma poi iniziano a litigare per il predominio – e per lo stesso ragazzo, Obie (che io trovo di una noia mortale, una copia sbiadita di Dan Humphrey che già non è che brillasse per carisma, soprattutto inizialmente!). C’è la coppia consolidata, Audrey e Aki, che entra in crisi, con lui che si scopre attratto dall’amico di sempre, Max, il viveur della situazione. 

Ho apprezzato il fatto che il 2020 non sia stato passato sotto silenzio, ma che ci siano dei riferimenti alla pandemia, alla didattica a distanza e via dicendo. La storia è ambientata nel 2021, e di mascherine e distanziamento nemmeno l’ombra, certo, però la sua collocazione è realistica, non sembra svolgersi in un universo parallelo dove il Covid non è nemmeno mai esistito – come invece capita in altri casi.

Buono anche l’aggiornamento delle tecnologie usate dai personaggi, l’importanza data ai social (Instagram soprattutto), il focus su Julien e il suo proporsi come influencer. Il fatto che si mostri cosa c’è dietro le storie e gli scatti perfetti che vediamo online – la totale assenza di naturalezza, gli hashtag studiati a tavolino, la sovraesposizione che è un’arma a doppio taglio – è molto interessante, e utile.

Quello che mi ha lasciata senza parole (in negativo) sono “gli adulti” di questa storia, ovvero i professori (i genitori sono stereotipati, certo, ma tutto sommato accettabili). Sono loro – sorpresa, sorpresa – a decidere di riesumare l’account ormai inattivo da anni di Gossip girl, trasformandolo da blog a profilo Ig, per stare al passo coi tempi. Il loro piano è ridimensionare i loro studenti, spocchiosi e convinti di essere i padroni del mondo, pubblicando i loro torbidi segreti. 

L’idea in sé è quanto meno discutibile e infantile, ok, ma il modo con cui questa viene messa in atto? Cioè qui vediamo degli adulti – degli adulti, ragazzi! – che scattano foto a ragazzini di 17/18 anni (talvolta in violazione totale della privacy, ad esempio dalla strada spiando dentro una casa) e poi le condividono sui social. Degli adulti che danno il là a gogne mediatiche, che sfruttano contatti per scoprire fatti riservati, che giocano con le vite degli altri. E pensano di essere nel giusto, e non si pongono il problema di starsi mettendo sullo stesso livello di quelli che, in teoria, dovrebbero educare, e di farlo semplicemente per il gusto di vendicarsi – perché all’utilità dello sputtanamento social penso non ci credano nemmeno loro, dopo i primi cinque secondi.

Al di là della costruzione coi piedi di questa parte della trama (perché, sceneggiatori, perché???), i personaggi in questione sono anche caratterizzati e interpretati male. Non sono persone – uomini, donne, docenti -: sono caricature. Non hanno la minima credibilità. E la cosa antipatica è che invece, gli altri, un senso e una loro “drammaticità” ce l’avrebbero pure. Ma quando interagiscono… oh mio Dio! Un dramma, ma non del genere che avremmo voluto vedere, temo.

La blogger Tavi Gevinson che interpreta Kate Keller dovete vederla: solo così potrete davvero capire di cosa parlo – non credo che le mie parole, per quanto precise, possano davvero rendere l’idea del comportamento di questa professoressa ultra40enne e della prova recitativa della sua interprete. Da 3 in pagella, a essere gentili. 

Che dire per concludere? “Gossip girl” è una serie piccante, con la giusta dose di drammi. Non è originale, e probabilmente non vuole nemmeno esserlo. Forse non passerà nemmeno alla storia, ma sicuramente al pubblico piacerà – e lo dimostra il fatto che una seconda stagione è già in produzione. Magari speriamo che chi di dovere aggiusti un po’ il tiro su certi punti, in futuro, perché da teen drama trash a baracconata totale il passo è, sempre, molto breve.

XOXO

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Giornalista per passione e professione. Mamma e moglie giramondo. Senese doc, adesso vive a Londra, ma negli ultimi anni è passata per Torino, per la Bay area californiana, per Milano. Iscritta all'albo dei professionisti dal 1 aprile 2015, ama i libri, il cinema, l'arte e lo sport.

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